Cos’è successo al gioco in Italia? “ Si è perso il gusto di giocare” dice, semplicemente,Riccardo Zerbetto che non è soltanto uno psichiatra ed uno psicoterapeuta,ma è anche il presidente di Alea,l’associazione per lo studio del gioco d’azzardo e dei comportamenti a rischio. Poi spiega.
“Per capire che cosa è successo al modo di giocare degli italiani dobbiamo tornare in ballo la rivoluzione informatica e l’involuzione verso l’individualismo del nostro tessuto sociale. E vediamo come da attività socializzante,il gioco è diventato una pratica solitaria. Prima c’era la tombola,ma anche l’andare fisicamente all’ippodromo o in un’agenzia ippica per le scommesse sportive. Adesso ci sono i computer di casa. O le slot machine”.
Tutti giochi solitari. Tutti giochi d’azzardo che,quasi sempre,sforano nel patologico. Riccardo Zerbetto tira in ballo Sigmund Freud per la sua analisi. Dice: “Freud identificava il gioco d’azzardo e malato come una pratica di masturbazione che distrae dalle relazioni umane,personali,sociali. Così sta succedendo ai nostri giocatori in Italia. Soprattutto per quel fenomeno devastante che sono le slot machine. Un tempo al loro posto nei bar c’erano i tavoli per giocare a carte”.
Adesso le slot machine continuano ad aumentare in ogni locale possibile. “E lo Stato italiano non si pone nessun problema”,polemizza Riccardo Zerbetto. E rilancia: “Fa pensare che paesi come la Svezia, l’Inghilterra, la Francia abbiano ridotto il numero delle slot machine a disposizione. Oppure abbiano limitato le fasce orarie e d’età. Da noi invece si continua ad incrementare il numero delle macchine”. Ma non solo.
Aggiunge Zerbetto: “Fa pensare che in paesi come la Svizzera i monopoli di Stato investano il 5% degli introiti per la cura e la riabilitazione dei giocatori patologici. Da noi invece? Lo scorso anno i nostri Monopoli hanno investito 24 milioni per la promozione del gioco d’azzardo”
Zerbetto guarda proprio ai soldi non riscossi delle vincite. “Soltanto quest’anno sono oltre 200 miliardi delle vecchie lire. Non è moltissimo. Ma sarebbe già tanto se questi soldi venissero investiti per la prevenzione,oltre che alla cura dei giocatori patologici”.
Secondo Zerbetto è facile: “Basterebbe cominciare a fare come si fa per il fumo: qui da noi sulle sigarette ci sono scritte molto forti che avvertono sui pericoli del fumo. Possiamo cominciare a fare la stessa cosa per quello che riguarda i pericoli del gioco d’azzardo”.