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Agenzia DIRE
03 ottobre 2008
Gioco d'Azzardo
Esperto: Chi conclude percorso cur non ricade
Il gioco d'azzardo, le terapie per combatterlo, gli effetti sui familiari, le vie per tornare a una vita normale saranno al centro del convegno nazionale giunto alla terza edizione e organizzato da A.GIT.A. (Associazioneß degli ex giocatori d'azzardo e delle loro famiglie) di Campoformido, dalle Caritas diocesane del Friuli Venezia Giulia e dalla Consulta nazionale antiusuraß di Bari. L'iniziativa si svolgera' domenica 12 ottobre alle ore 9 nel Centro polifunzionale del Comune di Campoformido. L'obiettivo ormai da tre anni e' di andare oltre la prevenzione, non parlando tanto del "prima", quanto del "durante " e del "dopo" la terapia - spiega Rolando De Luca, responsabile del Centro di terapia di Campoformido -. La nostra esperienza ci insegna che le persone che concludono il percorso di cura non tornano all'azzardo. La psicoterapia, in sostanza, tende a cambiare i giocatori cosi' come le loro famiglie». Il Centro udinese conta attualmente dieci gruppi con all'incirca duecento tra familiari ed ex giocatori, mentre 84 sono le persone che hanno terminato l'iter di guarigione. Per le famiglie in difficolta' e' operativo il servizio gratuito 0432728639, da lunedi' a venerdi' dalle 10.00 alle 12. Il convegno di meta' ottobre sara' anche occasione per presentare i risultati della ricerca sperimentale sull'espressione delle emozioni e la comunicazione affettiva nei giocatori d'azzardo, effettuata su un totale di 262 soggetti. Elaborato da Vitantonio Chimienti (psicologo e dottore di ricerca all'Universita' degli Studi di Urbino) e da De Luca, lo studio ha reso possibile sottolineare le differenze psicopatologiche fra giocatori, familiari e soggetti di controllo, identificare le dinamiche psicologiche comuni, rilevare le componenti emotive ed affettive che determinano disagio nelle relazioni interpersonali. In base ai risultati ottenuti si rileva da parte dei giocatori una scarsa capacita' di elaborazione delle proprie emozioni e uno stile d'attaccamento che li dispone a evitare la condivisione affettiva nelle relazioni. I familiari, invece, dimostrano di avere una preoccupazione diffusa verso se stessi e verso gli altri, connotata da un disagio nella libera espressione dei propri sentimenti. Il 12 ottobre sara' infine presentata la seconda edizione del libro "Mi gioco la vita" di Silvana Mazzocchi, che ha gia' venduto migliaia di copie in Italia. "Credo che questo sia un ottimo risultato, dal momento che sono temi delicati - conclude De Luca - ed e' significativo che un libro di questo tipo abbia riscosso questo successo». (dal notiziario DIRE Welfare di oggi)
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