La Vita Cattolica
04 ottobre 2008
Il 12 Ottobre a Campoformido convegno nazionale dei gruppi di terapia per la dipendenza da gioco
Emergenza Azzardo
Il settore non conosce crisi. Nel 2009 si prevede verranno spesi centomila miliardi delle vecchie lire. Il 3% dei giocatori cade nella dipendenza.
di Roberto Pensa
Una vera e propria emergenza nazionale, ancora sottovalutata però da molti e tenuta «nascosta» dagli enormi interessi economici che vi gravitano attorno: se ne parlerà a Campoformido domenica 12 ottobre in occasione del convegno nazionale sul tema «La terapia di gruppo nella dipendenza da gioco d’azzardo, prima, durante e dopo un lungo percorso terapeutico».
Motore dell’iniziativa, come sempre, l’Agita (Associazione degli ex giocatori d’azzardo e delle loro famiglie) che ha sede a Campoformido, dove da ormai 15 anni sono attivi i gruppi di terapia diretti dallo psicologo e psicoterapeuta Rolando De Luca. Ma il convegno gode anche del supporto di altre important realtà, come le quattro Caritas diocesane del Friuli-V.G., la Consulta nazionale antiusura, l’associazione Alea e la Società italiana di psichiatria delle dipendenze.
Il programma avrà inizio alle ore 9, con i saluti del sindaco di Campoformido, Andrea Zuliani, del direttore della Caritas diocesana di Udine, don Luigi Gloazzo, di Alberto Urso, segretario della Consulta nazionale antiusura e del presidente di Agita Adriano Valvasori. Sarà poi Rolando De Luca ad aprire la serie di quattro approfondite relazioni, presentando la realtà terapeutica di Campoformido ed in particolare dei 10 gruppi di terapia per giocatori d’azzardo e familiari, di cui è responsabile e coordinatore dell’èquipe terapeutica. Un percorso che in 15 anni ha portato tante famiglie alla guarigione. Quindi Vitantonio Chimenti, ricercatore dell’Università di Urbino, presenterà un’indagine sperimentale sull’espressione delle emozioni e la comunicaziona affettiva nei giocatori d’azzardo e familiari, svolta su 152 componenti dei gruppi di terapia di Campoformido.
Valentina Cocci e Mirco Guidini, rispettivamente psicologa e psicoterapeuta del Sert di Arezzo e presidente dell’associazione «Mirimettoingioco », parleranno dell’esperienza dei gruppi multifamiliari promossi dal Dipartimento per le dipendenze dell’Asl di Arezzo. Infine Maurizio Fiasco, presidente della Consulta antiusura, parlerà delle politice pubbliche sul gioco d’azzardo, proponendo delle azioni collettive per l’equità. Dopo il pranzo (offerto dall’associazione Agita), la psicologa Susanna Petri presenterà la seconda edizione del libro di Silvana Mazzocchi «Mi gioco la vita», edito nel 2008 da Baldini Castoldi Dalai. Quindi testimonianze e riflessioni da parte delle famiglie che sono uscite dal percorso terapeutico di Campoformido.
Conclusione con l’approvazione di un paradossale comunicato conclusive in bianco e senza nessuna considerazione (dopo i 9 approvati dal 2000 e mai considerati dalle istituzioni) e un momento musicale.
Per informazioni ci si può rivolgere allo 0432/728639 oppure all’e-mail agita@sosazzardo .it.
«Nel corso degli ultimi anni il gioco d’azzardo è diventanto anche in Italia un’attività di massa di enormi proporzioni – spiega il dott. Rolando De Luca –. Nel 2009, tra gioco legale e illegale, si prevede che nel nostro Paese si "giocherà" l’assurda cifradi oltre centomila miliardi delle vecchie lire. Si tratta di cifre impressionanti, che dimostrano come il gioco d’azzardo sia l’unico settore a non risentire dell’attuale crisi economica, avendone tratto, anzi, nel corso del 2008, consistenti vantaggi».
I risultati. Campoformido ha salvato 84 personeE’ solo una goccia in un mare immenso, che si gonfia sempre di più. Eppure le 84 persone (30 giocatori e 54 familiari) che sono uscite con successo dai gruppi di terapia per giocatori d’azzardo e loro familiari costituiscono un successo straordinario.
Dimostrano che uscire dal gioco d’azzardo si può, e ci sono delle terapie che garantiscono una percentuale del 90% di successi (cioé il sintomo del gioco compulsivo non si presenta più).
Gli abbandoni, nel 2007/2008, sono stati solo il 6%. «Gli abbandoni risultano sensibilmente ridotti ed in genere sono molto sofferti – spiega il dott. Rolando De Luca, che coordina i gruppi –. Un tempo le persone "scomparivano" dai gruppi senza lasciare traccia di sè, ora invece gli abbandoni sono sempre motivate e in alcuni casi "concordati".
La presenza ai gruppi risulta costante e continuativa durante tutto l’anno e le assenze vengono in genere sempre motivate».
L’identikit dei giocatori compulsive disegna la situazione di persone che appartengono alla fascia della assoluta «normalità» senza evidenziare l’appartenenza a nessuna categoria sociologica di rischio. Questa malattia, insomma, può colpire tutti, dall’imprenditore alla casalinga, dai giovani fino ai pensionati. Il livello di studio di chi frequenta i gruppi di Campoformido è medio basso: il 46% è diplomato, il 42% ha la licenza media, solo il 3% è laureato, per la gran parte (88%) si tratta di residenti in Friuli-Venezia Giulia. Non è solo il casino ad indurre in tentazione: è vero, è la causa scatenante per il 27% dei casi, ma molto dannosi risultano anche il videopoker (18%), il lotto (18%) e il superenalotto (12%) seguiti dai «gratta e vinci» (8%) e dalle scommesse sportive (6%). Poco impattante risulta invece il bingo (solo l’1%). La quasi totalità delle persone in cura ha tra i 30 e i 60 anni (quando cioé, si ha la massima disponibilità di denaro) ma non mancano giovani (5% con meno di trent’anni) e pensionati (13% di ultrasessantenni). Infine il gioco è decisamente un affare di uomini, anche se non esclusivamente:sono l’86%.