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Il Popolo
05 ottobre 2008
Ritentare e' un azzardo
di Simonetta Venturin
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Quel dado la fortuna la porta: via. La dipendenza dal gioco è uno di quei rischi che si è convinti di non correre. Ma in Friuli, a Campoformido, da dieci anni è attivo un centro specifico per il recupero dei giocatori patologici. Attualmente ci sono circa 10 gruppi in terapia, per 160 persone coinvolte. Di essere indenni erano convinti anche loro. | | | | | | | | | | | | | | | CAMPOFORMIDO: 200 persone in cura | | | | | | Giocomania e lo Stato incassa | | | | | | L'80% degli italiani dedicano una qualche attenzione al gioco d’azzardo. Vi fanno ricorso la metà delle famiglie con redditi inferiori alla media e oltre la metà dei disoccupati. Questa la situazione fotografata dal dott. Rolando De Luca, da oltre dieci anni impegnato nella cura dei giocatori patologici, attraverso il Centro di terapia per ex giocatori d’azzardo e loro famiglie attivo dal 1998 a Campoformido (Udine). Principali vittime della chimera della vincita che cambia la vita sono quindi le persone che con il denaro sono costrette a fare i conti. Per difetto non per eccesso. Non a caso periodi di difficoltà economica vedono aumentare il ricorso ai tavoli verdi. Sta capitando ancora, anche oggi, anche qui. | | | | | | Lo Stato con le casse piene | | | Un cammino che vede crescere l’attenzione ai giochi fin dalla metà degli anni ’90, secondo la parabola tratteggiata da De Luca (dalla prefazione alla 2ª edizione al volume "Mi gioco la vita. Mal d’azzardo"), ovvero ai primi segnali di recessione e blocco dei consumi. Situazione di criticità che gli economisti ritratteggiano già da qualche tempo e i dati sulla disponibilità delle famiglie italiane confermano. Il risultato sul fronte gioco è chiarissimo: il ricorso all’azzardo è aumentato di circa il 70% negli ultimi 4 anni. Nel 2007 la quota d’affari delgioco legale ha superato i 42 miliardi di euro (oltre 80 mila miliardi delle vecchie lire). Si sima che nel 2008 si toccheranno i 55 miliardi di euro (110 mila miliardi di lire). A grattare nella speranza di vincere sono i più deboli, anche economicamente. De Luca usa parole forti nella denuncia di una situazione che, fotografando come giocatori patologici il 3% della popolazione, non pare poi tanto grave. In realtà, attorno a quei giocatori gravitano famiglie: tutti accomunati dall’immancabile conseguente dissesto economico. Di questo 3%, pari a circa 800-900 mila persone, lo Stato è anche responsabile. | | | | | | Il Centro di Campoformido | | | A Campoformido ha sede il Centro di terapia per ex giovcatori d’azzardo e loro famiglie, nato nel 1998, vede oggi la presenza di dieci gruppi di terapia, per oltre 150 persone. Ci sono uomini adulti, lavoratori autonomi e no (vedi identikit nel box a lato), ma c’è anche un 20% costituito da pensionati e casalinghe. Tutti tentati da una pubblicità crescente e allettante: facile giocare, un euro e via, montepremi giganteschi in palio. | | | | | | L'accusa | | | Secondo l’esperto: "La politica finanziaria del nostro Paese ha un ruolo determinante, basti pensare al via libera alle slot machine, ce ne sono 220 mila legate a dieci concessionari di rete legati ai Monopoli di Stato; all’aumento delle estrazioni del lotto, passate da una a due e ora a tre volte la settimana; alle scommesse sportive, al Bingo, al gratta e vinci; da ultimo anche ai casinò on line". Insomma a un menù tanto vario, appetitoso e a buon mercato, perché dire di no? "È doveroso sottolineare e condannare la propaganda sempre crescente e le vere e proprie speculazioni economiche che lo Stato opera su questo fenomeno" scrive sempre lo stesso, che sottolinea come niente si sia invece fatto sul fronte della prevenzione. Eppure di vera e propria malattia si tratta (riconosciuta dall’Oms dal 1980), difficile da ammettere a se stessi, come da confessare agli altri, fino a che il tracollo economico "tradisce" la situazione, nascsta prima, negata anche dopo. | | | | | | Le quattro illusioni | | | Del resto, ci sono ben quattro illusioni che entrano in gioco, spiega De Luca. La prima è quella sociale: si è collettivamente convinti che il gioco diventi patologia solo in pochi casi. Ma facendo un’indagine all’interno delle singole sale da gioco risulta che tra il 50 e l’80% dei clienti sono abituali. La seconda è quella del giocatore, convinto di potersi controllare e fermare. La terza è quella della famiglia del giocatore che inconsciamente finge di non vedere per non toccare il problema che sta sotto. Spesso l’azzardo non è che un segnale esterno di un equilibrio perso tra due persone, all’interno di un nucleo. Da ultima l’illusione dello Stato: crede di poter controllare i danni causati dai giochi d’azzardo autorizzati e ne concede sempre di più. La realtà è che i guai aumentano. | | | | | | | | | | | |
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