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Messaggero Veneto
07 ottobre 2008
Ho perso un miliardo e pensato al suicidio
di Cristian Rigo
Ha iniziato con diecimila lire. Circa dieci anni fa. Poi in pochi anni ha finito col giocare e perdere più di un miliardo. E insieme ai soldi ha perso anche tutto quello che aveva: orologi, vestiti, la casa. «Non avevo più niente – racconta – l’ultima notte che ho giocato me la ricordo ancora. Era il 17 aprile del 2003. Sono tornato a casa completamente svuotato. Ho capito che davanti a me avevo solo due possibilità: o chiedevo aiuto o la facevo finita». E Maurizio Cechet, che oggi ha 53 anni e fa il commerciale per una free press, ha scelto di rivolgersi al centro di terapia per i giocatori d’azzardo di Campoformido. Dopo tre anni è uscito dal tunnel del gioco. E ha deciso di raccontare la sua storia nelle scuole partecipando alle iniziative dell’Agita (dall’Associazione degli ex giocatori d’azzardo e delle loro famiglie) per fare in modo che altri non ricadano nel suo stesso errore. «La prima volta che ho giocato me la ricordo bene – dice - ero in compagnia di un amico, ho giocato diecimila lire e ne ho vinte sedici. Quello è stato l’inizio della fine. In poco tempo sono diventato un giocatore abituale. Ho iniziato ad andare al casinò due volte a settimana. Poi tre. Negli ultimi tempi anche sette o otto». Maurizio entra nel meccanismo perverso del giocatore dipendente. «Giocavo alla roulette, alle slot – prosegue - Non mi rendevo conto di quello che mi stava succedendo. Le puntate diventavano sempre più alte, ma mi illudevo di poter ancora controllare la situazione. Ma era solo un’illusione. Come uscivo dal casinò iniziavo a pensare a come procurarmi altro denaro. All’inizio l’ho chiesto a mio padre. Subito dopo ho iniziato a chiedere finanziamenti e sono finito anche vittima di usura. In una sera sono arrivato a giocare anche 20 milioni. Ovviamente ho perso tutto». Con l’aiuto delle terapie però Maurizio Cechet è riuscito a ripartire. «Ho recuperato il rapporto con la mia prima figlia – sottolinea commosso – e ho un figlio di tre anni. Un figlio che senza la terapia non sarebbe mai nato». Come Maurizio Cechet, anche Maurizio M. è uscito dal tunnel del gioco d’azzardo frequentando il centro di Campoformido. «Spesso all’origine di tutto ci sono difficoltà familiari – spiega - Nel mio caso mi stavo separando dopo 26 anni di matrimonio. E ho iniziato a giocare. Anche 36 ore di fila, senza mangiare né dormire. Ho perso tutto, anche la liquidazione. Anche il mio frigo era completamente vuoto. Ho pensato più volte al suicidio. Mi ha salvato il pensiero di mio figlio, dei miei genitori. Così ho trovato la forza di rivolgermi al centro di Campoformido. Ricordo che quando ho preso il treno per venire qui non avevo nemmeno un soldo. Ma il controllore ha capito e mi ha fatto salire lo stesso».
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