«Pensare che un casinò porti ricchezza è pura fantasia». I referenti dell’Associazione degli ex giocatori d’azzardo e delle loro famiglie (Agita) non hanno dubbi. E si schierano contro l’ipotesi di aprire un casinò in Regione. Insieme al sindaco di Campoformido, Andrea Zuliani. Non solo per una questione di etica, ma anche per delle valutazioni economiche. «Anche al di là delle problematiche sociali conseguenti al gioco che portano sul lastrico molte famiglie – ha riferito il primo cittadino di Campoformido dove da diversi anni si svolge il convegno nazionale dell’Agita – bisogna tener in considerazione il fatto che l’azzardo porta a un incremento della delinquenza e in particolare di fenomeni come l’usura e la prostituzione. Lo stato e gli enti locali – ha detto Zuliani – non dovrebbero rendersi complici. E non è nemmeno giusto che tutti paghino le scelte furbe di un singolo che con il casinò spera di recuperare i soldi dell’Ici».
“La terapia di gruppo nella dipendenza da gioco d’azzardo, prima, durante e dopo un lungo percorso terapeutico”. Questo il tema del terzo convegno nazionale promosso dall’Agita in programma domenica, a partire dalle nove, nella sala consiliare di Campoformido. Nel corso della giornata è previsto l’intervento di diversi psicoterapeuti e di ex giocatori d’azzardo che racconteranno le loro esperienze insieme ai familiari con i quali hanno partecipato alle terapie di gruppo proposte dal centro di Campoformido. Nel corso del convegno verranno anche illustrati i dati dell’attività del centro.
“Al momento – rivela lo psicologo Rolando De Luca, referente del centro - il 90% dei giocatori che partecipano alla terapia non gioca più d’azzardo. Il restante 10%, pur continuando a frequentare la terapia, continua a giocare, anche se in misura assolutamente inferiore”.
Per quanto riguarda le abitudini delle persone in cura, il 27% dei giocatori frequentava il casinò; il 18% giocava alle new slot (ex videopoker), il 18% al lotto, il 12% al superenalotto ; l’ 8% al gratta e vinci; il 6% alle corse di cavalli; il 3% frequentava le bische; il 2% giocava al totocalcio; il 2% investiva in borsa e l’ 1% giocava al bingo. Il restante 3% infine si dedicava ad altri giochi (totogol, scommesse).
“In realtà – dice De Luca - è molto frequente che chi gioca d’azzardo si dedichi a più di una tipologia di gioco. In particolare, secondo i nostri dati, il 38% dei giocatori si dedica a un solo tipo di gioco, il 45% pratica da 2 a 3 giochi differenti e il 12% da 4 a 5; solo il 5 % ammette di giocare a più di cinque tipi di gioco”. Nell’88% dei casi, i giocatori provengono dal Friuli Venezia Giulia. Il 9% è in possesso della licenza elementare, il 42% della licenza media, il 46% di un diploma e il 3% di una laurea. Il 5 % dei giocatori ha meno di trent’anni, il 28% si aggira tra i trenta e i quaranta, il 28% va dai quaranta ai cinquant’anni e il 26% ha un età compresa tra i cinquanta e i sessant’anni; solo il 13% ha più di sessant’anni. Le donne in terapia infine corrispondono solamente a una percentuale del 14%, ma il dato, negli ultimi tre anni è in costante aumento.