| |
Messaggero Veneto
13 ottobre 2008
Gioco d'azzardo, i pericoli arrivano anche dal Superenalotto
Ora la "dipendenza" comincia con i divertimenti da bar, compresi lotto, videopoker e gratta e vinci. I dati al 13esimo convegno Agita
di Michela Zanutto
Quando si sente parlare di gioco d’azzardo, per lo più, lo si valuta come un problema lontano, riconducibile ai grandi casinò, alle roulette e alle slot machines. Vero è invece che ormai il pericolo arriva sempre più spesso anche da giochi considerati innocenti, come il superenalotto, il grattaevinci o il totocalcio, appuntamenti settimanali che giungono a portare alla disperazione intere famiglie. Una tendenza, questa , confermata dai dati presentati ieri durante il 3° convegno nazionale organizzato dall’Associazione degli ex-giocatori d’azzardo e delle loro famiglie (Agita) e intitolato La terapia di gruppo nella dipendenza da gioco d’azzardo prima, durante e dopo un lungo percorso terapeutico. Infatti, grazie all’analisi dei dati raccolti da un recente sondaggio condotto fra gli assistiti del Centro di terapia per ex giocatori d’azzardo di Campoformido, e relativo alle abitudini di gioco, è stato evidenziato che la sommatoria delle percentuali riguardanti lotto (18 per cento), videopoker (18 per cento), superenalotto (12 per cento), grattaevinci (8 per cento, ma in continua crescita) e totocalcio (2 per cento), le nuove minacce che vengono direttamente dal bar sottocasa, è pari al 58 per cento. Dato che si scontra con il, pur significativo, 27 per cento di giocatori afflitti dalla dipendenza da casinò. «Un’emergenza sociale che prosegue sotto silenzio – ha riferito il sindaco di Campoformido, Andrea Zuliani, da anni al fianco dell’Agita –, come amministrazione non possiamo tollerare di essere complici di questo clima di lassismo. D’altro canto, però, non pronunciandosi in materia il legislatore regionale sta lasciando soli i Comuni nella lotta contro il fenomeno dilagante dei videopoker». E le dipendenze da gioco sono spesso le più subdole perché indugiano a manifestarsi o lo fanno solo quando è troppo tardi, quando cioè, le famiglie si sono ormai disgregate e il giocatore ha perso completamente la stima in se stesso. Come nel caso di Francesco, 31 anni, un giocatore che ha affidato tutta la sua disperazione a un messaggio di posta elettronica indirizzato al centro di Campoformido (agita@sosazzardo.it): «Non so più cosa tentare per uscire dal tunnel del gioco del videopoker e di altre cose; ho perso tutto quello che avevo e che mi hanno dato i miei genitori. Penso spesso al suicidio, vi prego di aiutarmi». Ma guarire si può. E al centro di Campoformido (0432 728639), grazie all’aiuto dello psicoterapeuta Rolando De Luca, il 90 per cento dei giocatori che partecipano alle terapie di gruppo non ricade nella spirale del gioco d’azzardo. «Grazie a una seduta a settimana della durata di due ore – ha spiegato De Luca –, partiamo dalla superficie per raggiungere il cuore del problema attraverso un lavoro che potenzia i suoi risultati sfruttando la collaborazione di tutto il gruppo». «L’obbiettivo – insiste – è aiutare a liberare le persone da ciò che gli impedisce di cambiare, procedendo dal sintomo “azzardo”, quindi, puntiamo a raggiungere il problema sottostante e a ricostruire l’autostima dell’ex giocatore».
|