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Messaggero Veneto
13 ottobre 2008
Giuseppe nel buio del tentato suicidio
di Michela Zanutto
La passione per il gioco ha portato Giuseppe a tentare il suicidio e, se quel giorno non fosse arrivata sua madre, a quest’ora non ci sarebbe più. La malattia di Giuseppe erano i videopoker e ci giocava da molti anni al bar del paese, nonostante fosse appena ventiseienne. Quelle macchinette piene di luci rassicuranti lo avevano portato a prosciugare sia il proprio conto che quello della famiglia. E non solo. Un giorno al lavoro scoprì un cassetto che conteneva una certa quantità di denaro liquido per le spese correnti, alcune migliaia di euro. «Non volevo rubare – ha spiegato Giuseppe – li avrei presi in prestito per giocare, speravo di vincere e poi restituirli. Però ho perso». La perdita del lavoro e la vergogna per quello che era diventato, l’hanno portato a un gesto estremo ma in cui non è raro imbattersi in questo tipo di dipendenze. «Dopo il tentativo di togliersi la vita – ha raccontato Anna, madre di Giuseppe – mio figlio si è convinto a farsi aiutare. Quindi con l’aiuto del padre ha trovato un nuovo impiego. E adesso abbiamo un accordo per cui il suo stipendio viene versato in banca e noi gli consegnamo cinquanta euro a settimana per le sue spese. Lui, però, ci deve mostrare gli scontrini. So che sente ancora la volglia di giocare – ha proseguito Anna – e forse lo rifarà. Ma il cammino è cominciato».
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