Uno sfascia-famiglie autorizzato, uno «stupefacente legale», una nuova schiavitù per Re Mida contagiati dall'ossessione dell'avere. Tutto questo è il Bingo, il nuovo nemico da combattere secondo la Caritas diocesana, che, in previsione dell'apertura di 9 sale da gioco specializzate nella "tombola americana" anche in Friuli, ha lanciato un grido d'allarme, assieme all'associazione Agita di Campoformido, che raduna 150 soci fra ex giocatori d'azzardo e familiari, provenienti da tutta Italia. Lo scenario prospettato è da kolossal americano, con sfumature da telenovela latina: 800 le concessioni previste in tutta Italia di cui 420 già rilasciate, per sale con una superficie minima di 600 mq e 300 posti a sedere, aperte sette giorni su sette per quasi un milione di giocatori al giorno che, con i 5mila miliardi di incassi preventivati (oltre 51 miliardi annui per sala) potrebbero far lievitare le entrate statali della bellezza di mille miliardi. Non aspetta altro Pietro Fontanini, sindaco di Campoformido per tuonare contro uno stato «che gestisce un nuovo tipo di dipendenza dopo quella delle sigarette, con grossi rischi per la collettività». Decisamente più filosofica la posizione di don Luigi Gloazzo, direttore della Caritas diocesana di Udine, testimone oculare dell'effetto-Bingo sul paesino di San Martin, Buenos Aires: «In una situazione economica disastrosa non c'era luogo più attrezzato della sala del Bingo che conteneva tutto ciò che un adulto può sognare: un luogo dove solo apparentemente si fa socialità, mentre in realtà non si fa che aspettare il prossimo giro con la cartella in mano. Il "gioco" è un'altra cosa: un godimento in relazione con la natura, le altre persone e anche con Dio. Questo è il valore del gioco, che non scambieremo mai con il gioco dei valori propagandati dalle multinazionali che ci vivono sopra, fosse anche beneficiario lo stato italiano». Pure sul fronte psicologico c'è poco da stare allegri, almeno a sentire Rolando De Luca, psicoterapeuta responsabile di gruppi di recupero per ex giocatori: «In Italia l'80\% della popolazione gioca, almeno occasionalmente e i giocatori ossessivi sono il 2-3\%: un rischio che sembrerebbe molto basso, ma questo non vale per il Bingo. In Canada e negli Usa la percentuale di giocatori patologici o problematici fra quanti si dedicano alla "tombola americana" raggiunge infatti il 10\%. Il problema non riguarda solo il singolo, ma l'intera famiglia. Il giocatore compulsivo truffa, nasconde i suoi debiti e il suo vizio, finisce col cadere in depressione e addirittura tenta il suicidio. Purtroppo non c'è forma di prevenzione che tenga: l'unico modo per non diventare giocatori ossessivi è quello di non giocare». Non esita a parlare di «nuova tassazione sulla povertà» Maurizio Fiasco, sociologo consulente della commissione antimafia, che ai 50mila nuovi posti di lavoro prospettati nell'arco di 5 anni («una cifra "sparata"») contrappone un contro-scenario da Apocalisse: allargamento della platea di giocatori compulsivi, dirottamento di reddito di strati deboli della popolazione con coinvolgimento soprattutto delle casalinghe (55.70\%), disseminazione dei punti di richiamo per la criminalità predatoria.