«L'azzardo di Stato è in aumento; le persone stanno buttando via soldi e l'economia che arranca va ancora più giù» dichiara lo psicoterapeuta Rolando De Luca, responsabile dell'Associazione ex giocatori d'azzardo (Agita) fotografando la situazione.

L’80% dei friulani stringe contatti con il gioco: punta, scommette, compra i gratta&vinci, compila schedine. Ma soltanto una parte cade nella deriva patologica. De Luca ipotizza, con una stima che dichiara essere al ribasso, che ci siano fra le 10 e le 15 mila famiglie che hanno instaurato una relazione patologica con il gioco. E se si inseriscono queste cifre dentro la mente del giocatore-tipo, abituato a calcolare le probabilità e le uscite di numeri o di quadranti sulle slot machines, ci si ritrova a fare i conti con un’illusione, dal momento che a reggere questi presunti calcoli altro non è che il puro caso, come spiega l’esperto Carlo Cecchini. È una lotta impari. «L’azzardo si vende dappertutto e viene incentivato in tutti i modi; è più facile scommettere che spedire una raccomandata», asserisce De Luca, preoccupato per l’incremento dei giocatori che in Friuli stanno scommettendo via web. «Con il gioco attraverso Internet - spiega lo psicoterapeuta che segue attualmente 200 fra familiari e giocatori divisi in 10 gruppi di terapia - è stata scavalcata l’ultima frontiera». Iniziano ad affluire al Centro persone che sono cadute sul terreno patologico a causa delle puntate virtuali, ma assai reali, perché le carte prepagate che mangiano il conto corrente non sono irreali. In terapia ci sono anche giovanissimi, inciampati nella trappola della Rete, con le slot sullo schermo e i videopoker a portata di mouse. «Cominciano ad arrivare le prime richieste di aiuto da parte di genitori che si ritrovano con figli che giocano online». Intanto, i successi di chi è impegnato a curare questi “malati di gioco” arrivano.