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Messaggero Veneto
17 giugno 2001
Chiesa ed ex giocatori: "E' una malattia sociale".
La Chiesa e lAssociazione degli ex giocatori dazzardo come si è riferito ieri sono contro lintroduzione del Bingo, la cosiddetta tombola americana. La Caritas diocesana di Udine e lAgita hanno infatti rivolto una richiesta per iscritto ai sindaci delle località che ospiteranno il gioco. Nel loro documento, i partecipanti al convegno sul tema «Bingo, un gioco dazzardo per le famiglie italiane» tenutosi a Campoformido venerdì, chiedevano di non dare corso allapertura in Italia delle sale da Bingo prevista per i prossimi mesi, elencando una serie di considerazioni. Primo fra tutti, «il preoccupante diffondersi del gioco dazzardo nel nostro paese, che si sta configurando sempre più come una «malattia sociale». Il documento di richiesta ai sindaci considerava poi «gli enormi danni provocati dai giochi dazzardo in generale e dal Bingo in particolare anche negli Stati Uniti, in Canada, in Gran Bretagna e in Spagna». La Caritas e lAgita consideravano infine che «lapertura delle prime 420 sale da Bingo in Italia provocherà unulteriore diffusione del gioco dazzardo in Italia (con particolare riferimento a fasce di popolazione donne, anziani che fino a ora ne erano rimaste colpite soltanto marginalmente». «Non bisogna definirlo gioco spiegava don Luigi Gloazzo, direttore della Caritas perché il gioco dazzardo non ha niente a che fare con il gioco vero, una dimensione essenziale del nostro vivere che ci consente di ritemprare le energie fisiche e mentali. I suoi elementi caratterizzanti sono la creatività, la libertà, il riposo, la relazione con gli altri e, soprattutto, la gratuità». Il gioco dazzardo muove un giro daffari di circa 63 mila miliardi (dati per il 2000). L80 per cento degli italiani gioca occasionalmente. Quattordici milioni sono i giocatori abituali. Il denaro speso dai cittadini in lotterie, scommesse e simili negli ultimi 4 anni è triplicato: da 12 a 35 miliardi. Insomma, un vero e proprio fenomeno di massa, anche se studi scientifici dimostrano che è unattività sempre in perdita.
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