La Chiesa e l’Associazione degli ex giocatori d’azzardo – come si è riferito ieri – sono contro l’introduzione del Bingo, la cosiddetta tombola americana. La Caritas diocesana di Udine e l’Agita hanno infatti rivolto una richiesta per iscritto ai sindaci delle località che ospiteranno il gioco. Nel loro documento, i partecipanti al convegno sul tema «Bingo, un gioco d’azzardo per le famiglie italiane» tenutosi a Campoformido venerdì, chiedevano di non dare corso all’apertura in Italia delle sale da Bingo prevista per i prossimi mesi, elencando una serie di considerazioni. Primo fra tutti, «il preoccupante diffondersi del gioco d’azzardo nel nostro paese, che si sta configurando sempre più come una «malattia sociale». Il documento di richiesta ai sindaci considerava poi «gli enormi danni provocati dai giochi d’azzardo in generale e dal Bingo in particolare anche negli Stati Uniti, in Canada, in Gran Bretagna e in Spagna». La Caritas e l’Agita consideravano infine che «l’apertura delle prime 420 sale da Bingo in Italia provocherà un’ulteriore diffusione del gioco d’azzardo in Italia (con particolare riferimento a fasce di popolazione – donne, anziani – che fino a ora ne erano rimaste colpite soltanto marginalmente». «Non bisogna definirlo gioco – spiegava don Luigi Gloazzo, direttore della Caritas – perché il gioco d’azzardo non ha niente a che fare con il gioco vero, una dimensione essenziale del nostro vivere che ci consente di ritemprare le energie fisiche e mentali. I suoi elementi caratterizzanti sono la creatività, la libertà, il riposo, la relazione con gli altri e, soprattutto, la gratuità». Il gioco d’azzardo muove un giro d’affari di circa 63 mila miliardi (dati per il 2000). L’80 per cento degli italiani gioca occasionalmente. Quattordici milioni sono i giocatori abituali. Il denaro speso dai cittadini in lotterie, scommesse e simili negli ultimi 4 anni è triplicato: da 12 a 35 miliardi. Insomma, un vero e proprio fenomeno di massa, anche se studi scientifici dimostrano che è un’attività sempre in perdita.