SONO UOMINI, nell’84% dei casi, per la maggior parte sposati o conviventi, diplomati (51% del totale) e appartenenti a una fascia d’età compresa tra i 40 e i 50 anni.
Per il 56% sono lavoratori dipendenti e prediligono i tavoli verdi del casino (30%) piuttosto che le slot machine (19%). È l’identikit degli ex giocatori d’azzardo che frequentano abitualmente le sedute dei gruppi di terapia organizzati a Campoformido dalla locale Associazione degli ex giocatori d’azzardo e delle loro famiglie (Agita)e seguiti personalmente dallo psicoterapeuta Rolando De Luca.
«Il nostro obiettivo principale non è solo il trattamento della dipendenza da gioco, ma anche la prevenzione, attraverso opportune champagne informative e convegni», spiega lo psicologo, che attualmente segue 10 gruppi di terapia, per un totale di quasi 200 persone tra ex giocatori e loro familiari. «Con questo spirito – aggiunge De Luca – da 16 anni a questa parte, abbiamo organizzato 18 appuntamenti, di cui una decina di rilevo nazionale: il prossimo sarà appunto domenica 11 ottobre, al Centro polifunzionale della sala consiliare del municipio di Campoformido, durante il quale assieme a una compagine di esperti della problematica dell’azzardo faremo il punto sul ruolo e le funzioni del percorso terapeutico».
La terapia di gruppo svolge, infatti, un ruolo fondamentale nella lotta contro la dipendenza da azzardo: second i dati di Agita (aggiornati al 30 settembre 2009), infatti, il 90% dei giocatori in cura non cade più nella tentazione di avvicinarsi a un tavolo da gioco o di fare delle puntate alle scommesse. Il restante 10%, pur continuando a frequentare le sedute, continua a giocare però con una frequenza minore.
«Per valutare gli effetti sugli ex giocatori a un anno dall’inizio della terapia – sottolinea lo psicoterapeuta De Luca, che illustrerà dati e dinamiche della problematica durante l’incontro, organizzato in collaborazione con le Caritas diocesane regionali e la Consulta Antiusura di Bari e al quale interverranno, tra gli altri, anche il sindaco di Campoformido, Andrea Zuliani e il presidente di Agita Adriano Valvasori – insieme allo psicologo e dottore di ricerca Vitantonio Chimienti dell’Università di Urbino, ho proposto uno studio a riguardo. La ricerca, condotta sia sui pazienti in trattamento sia sui loro familiari (un campione di 90 persone), ha permesso di scoprire che dopo la cura psicologico- terapica, i giocatori mostrano di acquisire maggiore consapevolezza di sé nelle relazioni affettive. Allo stesso tempo, i loro familiari sono meno preoccupati e ansiosi nei rapporti interpersonali.
Per entrambi i soggetti, però, rimane difficile esternare le proprie emozioni e sensazioni». Il gioco d’azzardo, dunque, ha negli anni assunto effetti e sembianze di una vera e propria patologia, che coinvolge un numero elevato di persone: in Friuli-Venezia Giulia, secondo le stime al ribasso, si contano tra le 10 e le 15 mila famiglie che hanno instaurato un rapporto ossessivo e patologico con il gioco.
«Le offerte sono sempre più aggressive e istituzionalizzate – conclude De Luca – e fanno entrare il gioco d’azzardo nella quotidianità delle persone, alla portata di tutti, sempre più fruibili. Alcune misure di prevenzione sono indispensabili per rallentare la crescita di questo fenomeno negativo: basterebbe un maggiore intervento dello Stato, eliminando slogan pubblicitari e attivando una campagna informativa capillare verso i cittadini».