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Messaggero Veneto
18 giugno 2001
Leonarduzzi: non servono le crociate contro il bigno
«Come accade per tutti i temi che coinvolgono la sfera indivuduale, di responsabilità e di coscienza del cittadino, anche nel caso del famigerato Bingo la Chiesa non poteva sottrarsi dal dipingere una semplicissima tombola, in allarme generale per la vita e l’incolumità cerebrale dei friulani. Il salto nel passato della nostra società politica e civile – aggiunge Gianfranco Leonarduzzi, della Editel, società partecipante al sorteggio delle sale – è clamoroso, conferma l’atteggiamento sempre più invadente della gerarchia ecclesiastica nelle questioni politiche, di libertà individuali ed economiche nel nostro Paese. Purtroppo – aggiunge Leonarduzzi – questo percorso verso un certo fondamentalismo alla “brovade e muset” che scaturisce dal recente convegno di Campoformido, tende a imporre una visione dogmatica della realtà. Si rinuncia alla libertà in nome dell’ordine e si scopre il disordine. Si rinuncia alla libertà in nome della morale e si scopre la diffusione a livelli di massa di consumo della immoralità anche nei temi della più estesa inconsapevolezza. Valga per questi predicatori e guaritori delle debolezze individuali, l’esempio che in Paesi dove il gioco del Bingo è attivo da almeno trent’anni, non si sono ancora verificati i fenomeni di malattia sociale temuti. Pensare che un manipolo di medici, preti, psicologi possa sopperire alle convinzioni e alle responsabilità individuali è un’illusione. Speriamo – conclude Leonarduzzi – che i sindaci dei Comuni interessati chiamati in causa dalla Chiesa indossino la pelle del tempo in cui vivono respingendo l’ormai datato tatticismo episcopale».
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