Un giro d’affari che da solo basterebbe a chiudere il bilancio della Regione colmando le entrate perse con la crisi economica. L’azzardo, dai casinò ai gratta e vinci, passando per lotto, superenalotto, corse dei cavalli e scommesse in genere, vale in Friuli Venezia Giulia 814 milioni di euro l’anno, senza contare i soldi spesi oltre confine. Ogni cittadino investe 759 euro, l’indennità media di cassa integrazione. LA REGIONE I dati sono emersi nell’incontro tra l’assessore alla Sicurezza Federica Seganti e gli esperti del centro terapia per ex giocatori di Campoformido, uno dei primi nati in Italia per contrastare quella che, a tutti gli effetti, può diventare una dipendenza, una dipendenza in costante crescita, come del resto lo è il business: 54 miliardi circa spesi l’hanno scorso in Italia di cui 9,5 finiti nelle casse dello Stato. La Regione, che ha competenze in materia di sicurezza, pensa a inserire la piaga dell’azzardo tra le problematiche sulle quali intervenire. Dopo aver lavorato su bullismo e violenza contro le donne, Seganti sposta l’attenzione su un fenomeno «segnalatoci come pericoloso dalle forze dell’ordine perchè spesso alla base dell’usura, oltre che della dilapidazione dei patrimoni delle famiglie e delle imprese». Dopo aver acquisito sul campo l’esperienza del centro terapeutico di Campoformido - primo in Italia e ora preso a modello in diverse altre città, nato da un’idea dello psicoterapeuta Rolando De Luca nel 1993 e in attività dal 1997 – l’assessore intende valutare «se nel Programma regionale per la sicurezza sarà possibile recepire progetti e proposte per contrastare il fenomeno e accompagnare chi sta già lavorando con risultati ottimi e interessanti». L’AZZARDO Il giocatore, come spiega De Luca, appartiene alle fasce sociali più diverse: non mancano i giovani, gli anziani e le donne. Molti i dipendenti ma ci sono anche professionisti, consulenti bancari «spesso molto bravi nel loro lavoro» e imprenditori che arrivano a mangiarsi l’attività oltre che i beni personali. In Friuli Venezia Giulia le potenzialità che la dipendenza generi una situazione disastrosa sono maggiori «per la vicinanza dei casinò sloveni, croati e austriaci». Dall’indagine condotta dal centro di Campoformido, che si rivolge ad ex giocatori e famigliari, sulle persone che hanno scelto di seguire la terapia e che sono riuscite a ricostruirsi una vita, emerge, infatti, che il 30% dei giocatori frequentava il casinò, il 19 giocava alle new slot (ex videopoker), il 16% al lotto, il 13% al superenalotto, il 7% al grattaevinci. Gli altri si dividono in corse di cavalli (5%), bische e Totocalcio (2%), Bingo (1%) e altri giochi (4%). Ma c’è anche un 1% che è finito nel vortice del gioco in borsa, altra forma di azzardo da non sottovalutare per gli esperti di Campoformido. IL CENTRO Partecipano ai gruppi di Campoformido circa 220 persone e in 13 anni ha visto sfilare centinaia e centinaia di persone. Sono ben 120 quelle che hanno concluso la terapia e che sono tornate alla «infelicità comune» come la chiama ironicamente De Luca. Chi è uscito grazie all’attività di gruppo – il centro lavora sulla psicoterapia in gruppo per due ore la settimana e un tempo che varia a seconda delle singole situazioni – non va incontro agli effetti collaterali che altri tipi di dipendenza creano. Negli anni non si sono verificati suicidi e anche le separazioni – la coppia e la famiglia sono le prime vittime dell’azzardo – sono state rare. Questo perché il percorso di rinascita, che porta a un cambiamento totale di stile di vita, coinvolge da subito i famigliari. Il sostegno della famiglia è anche una delle chiavi di successo per uscire dalla dipendenza dall’azzardo. Il 90% dei giocatori che partecipano alla terapia non gioca più d’azzardo. Il restante 10%, pur continuando a frequentare la terapia, continua a giocare, anche se in misura assolutamente inferiore. C’è anche chi non ce la fa a continuare la terapia, ma si tratta di casi sempre più ridotti (7%). Chi se ne va non lo fa di nascosto, ma sempre più tende a condividere il percorso con il gruppo.