Il gioco d'azzardo è sempre più diffuso. E si tratta di un grave problema, o meglio di una “malattia”, come la definisce il consigliere comunale di Campoformido Marino Tomada, da anni a contatto con l'Associazione degli ex giocatori d'azzardo e delle loro famiglie (Agita Fvg). Il gioco d'azzardo distrugge intere famiglie, manda in rovina sempre più persone e spesso riflette un disagio ben più ampio del semplice vizio in sé. Lo psicoterapeuta Rolando De Luca del centro di terapia di Campoformido dal 1997 si occupa di restituire pace a chi è diventato dipendente dal gioco.
Che cosa si può fare, dott. De Luca?
Bisogna azzerare la pubblicità e diminuire l'offerta. E' inutile parlare di proibizionismo. Il problema, va risolto, ma ormai la situazione è degenerata.

In che senso?
Tutti siamo complici di questa situazione: lo Stato che incassa i soldi delle giocate, i giornali che riportano ogni vincita con entusiasmo e le pubblicità che bombardano i cittadini.

Come bisogna affrontare correttamente l'argomento?
Innanzitutto è bene non definirlo gioco. Il gioco è un'altra cosa che ci mette in relazione con il mondo. Qua stiamo parlando di contatto che noi abbiamo con la sorte. E poi il fatto che l'azzardo sia legale e riconosciuto dallo Stato sotto varie forme, non significa nulla, non lo giustifica. Anche i giornali farebbero bene a non parlare più di gioco e a non riportare ogni singola vincita. Più se ne parla e più il problema s'ingrandisce, a volte sarebbe meglio parlarne con toni più pacati, sottolineando il fatto che si tratta di una grave malattia.

Ma la situazione com'è?
E' drammatica, a me sembra una guerra persa, dove non si può più tornare indietro. Noi andiamo avanti con il nostro lavoro, i risultati non mancano e ci sono belle storie a lieto fine, di cui si parlerà anche nel convegno. Il nostro compito non è solo quello di presentare storie positive, ma di dimostrare che la terapia funziona.

Ad esempio?
Porteremo la testimonianza di una coppia arrivata a Campoformido devastata, in una condizione drammatica che a conclusione di un lungo percorso terapeutico, ora vive tranquilla in un parco naturale, realizzando così il proprio sogno. O ancora di una di una figlia che accompagnava il padre in terapia. Il percorso non è servito solo al padre, ma anche alla figlia che ha cambiato la sua modalità di rapportarsi con gli altri ed è diventata mamma, cosa che non si sarebbe mai aspettata.

La terapia guarisce solo la dipendenza dal gioco d'azzardo?
No assolutamente. Spesso si celano disagi ben più gravi e il gioco è solo il punto di partenza per un lavoro più complesso. Io dico sempre che non mi occupo di gioco d'azzardo, per il semplice fatto che poi emergono altre preoccupazioni.