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Messaggero Veneto
11 ottobre 2010
L'azzardo il 7% del bilancio familiare
di Ilaria Gianfagna
La vera terapia è quella che si fa da soli, a percorso concluso. Gli ex giocatori d'azzardo una volta terminati gli incontri organizzati a Campoformido, continuano la loro terapia, consapevoli dell'esperienza di gruppo, in tanti anni di dialogo, analisi, confronto, ma anche divertimento. “Ci si diverte anche ai nostri incontri – racconta lo psicoterapeuta Rolando De Luca – paradossalmente gli ex giocatori d'azzardo si confrontano giocando. Sono anche le risate e i momenti felici che fanno andare avanti un gruppo”. Ieri al 19° convegno nazionale organizzato dall'Associazione degli ex giocatori d'azzardo e delle loro famiglie a Campoformido si è parlato proprio del dopo terapia. “All'inizio giocatori e familiari – continua lo psicoterapeuta – possono sviluppare una dipendenza oppure un rifiuto nei confronti del gruppo, ma poi dopo pochi mesi questo atteggiamento passa e la maggior parte sviluppa un attaccamento al gruppo, che comunque si esaurirà fino a portare gli ex giocatori a distaccarsi completamente e a continuare la terapia da soli”. Il percorso è lungo e dura fino a dieci anni per alcune persone. “Si tratta di esperienze complicate e difficili da capire se si è all'esterno del gruppo – aggiunge De Luca – ma allo stesso tempo si tratta di un momento d'incontro tra una ventina di cervelli, che producono idee innovative per risolvere i problemi, che non sono solo quelli della dipendenza da gioco, ma che di solito riguardano gravi situazioni familiari”. Famiglie che si rovinano. “Il gioco d'azzardo – spiega il sociologo della Consulta nazionale anti-usura Maurizio Fiasco – rappresenta il 7 per cento dei consumi delle famiglie. Vuol dire che tra la spesa, la benzina, le bollette, il mutuo, un 7 per cento va investito nel gioco, come se fosse un'altra voce dei consumi”. Con conseguenze drammatiche nelle famiglie. “Il gioco è un moltiplicatore negativo – continua Fiasco – che non produce reddito ma lo distrugge, indebolendo la popolazione e contribuendo ad incrementare la povertà”. Si tratterebbe di un vero e proprio crack finanziario, di cui non si considera abbastanza la pericolosità. “La gente non investe più nei bond, nei fondi – spiega – ma gioca d'azzardo, come se fosse un modo per investire nel futuro”. L'unica soluzione sarebbe quella di fermare il gioco, che riempie le casse dello Stato. “In Francia ad esempio sono state eliminate 300 mila slot machine – racconta ancora Fiasco – una decina di anni fa lo stato ha deciso di risolvere il problema debellandolo. Anche in Italia si potrebbe pensare ad una soluzione simili, anche perché il nostro caso è assolutamente eccessivo, visto che la politica tiene in piedi l'economia dell'azzardo”. Gioco e illegalità tra l'altro, vanno di pari passo. “In questi anni sono in aumento gli ammanchi nei luoghi di lavoro, le frodi – aggiunge – e gli usurai, perché la gente è indebitata e per sdebitarsi continua a giocare sempre di più, anche se non vorrebbe”.
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