Che cos’è il gioco d’azzardo? Inizialmente è un ludico piacere, uno svago, è rincorrere l’illusione di poter sfidare e vincere la sorte. Quando però, perso il controllo, il gioco diventa patologia, quell’ illusione si trasforma in una drammatica realtà: famiglie distrutte, patrimoni dilapidati e, nei casi più gravi, ricorso all’usura e suicidio.
Abbiamo raccolto la testimonianza di un ex giocatore d’azzardo patologico che, grazie al Centro di Terapia di Campoformido, è riuscito a guarire.
Come sei diventato un giocatore d’azzardo?
Ho iniziato a giocare le prime schedine da ragazzino, intorno ai 15 anni, poi il gioco è cresciuto con me in una continua escalation finché mi sono ritrovato, intorno ai 40 anni, a non riuscire più a gestire la mia vita, a perdere molto di più di quello che materialmente avevo a disposizione, a fare debiti uno dopo l’altro fino a non riconoscermi più. Ero malato, malato di gioco.
E a quel punto della tua vita che cosa hai fatto?
Non avevo altro pensiero se non quello di farla finita. Ero arrivato ad un punto di non ritorno e mi sembrava impossibile riuscire a venirne fuori. A causa del gioco avevo perso la compagna con la quale avevo condiviso 17 anni della mia vita, mi ero appropriato indebitamente di dena- ro appartenente alla azienda per la quale lavoravo e, nonostante ciò, continuavo a pensare solo al gioco. Era umiliante ripetermi giorno dopo giorno che sarei riuscito a non giocare più per poi miseramente scoprire che non ero in grado di mantenere la mia parola. Io, che sono sempre stato una persona onesta e sincera, non mi riconoscevo più per essere arrivato a tanto. Non mi restava altro che il suicidio.
Che cosa ti ha fermato?
È stata mia madre che, dopo aver parlato con il dottor De Luca, responsabile del Centro di Terapia di Campoformido, mi ha prospettato l’idea di affrontare una terapia che avrebbe potuto tirarmi fuori dal baratro e, a quel punto, mi è venuto spontaneamente dal cuore dire di si; la lucidità di quel momento mi ha salvato. Siamo stati inseriti insieme in un gruppo di terapia e dopo soli due mesi ho smesso di giocare, dopo essermi reso conto che la mia convinzione di giocare per vincere con la vita era una grande stupidaggine. Il mio percorso terapeutico è andato avanti per otto anni ed è stato importante perchè mi ha permesso di capire che la mia dipendenza dal gioco nascondeva origini ben più profonde, una situazione familiare difficile e una infanzia traumatica che indubbiamente mi hanno segnato. Il gioco era dunque per me il sintomo di un malessere interiore che non credevo di avere e che, grazie al mio percorso terapeutico, sono riuscito a elaborare e soprattutto a superare.
In che cosa consiste questo percorso?
Non c’è niente di difficile, basta dedicare a se stessi due ore una volta alla settimana e lasciarsi guidare. Ogni membro del gruppo parla di sè, ci si scambiano pensieri e sofferenze semplicemente e con sincerità. Essere sinceri con se stessi è una delle cose più difficili da fare ma una volta che ci si lascia andare con sincerità si riesce a portare avanti un cammino di conoscenza e cambiamento che farebbe bene, non solo ai giocatori d’azzardo ma anche a tante altre persone apparentemente normali.
Comè oggi la tua vita senza il gioco?
È prima di tutto grande serenità, è la gioia di aver trovato una compagna con la quale condividere la mia vita e aver riconquistato la mia dignità di uomo. Oggi lavoro molto e sto ancora pagando per i miei debiti di gioco, non sono ricco e probabilmente non lo sarò mai ma la cosa bella è che questo oggi non mi interessa più. Ho capito che nella vita c’è dell’altro e l’unica cosa che desidero è di continuare ad essere sereno e tranquillo per affrontarla, bella e complicata così com’è, con tutte le sue difficoltà.