Si inizia quasi sempre per curiosità, per tentare la fortuna. Ma troppo spesso si entra in una spirale dalla quale non si riesce più ad uscire: è dipendente dal gioco d'azzardo dall'uno al tre per cento della popolazione italiana. Una patologia molto diffusa anche in città dove trecento persone hanno chiesto aiuto al Serd, il Servizio dipendenze dell'Asl che attualmente segue stabilmente una quarantina di giocatori in due gruppi di terapia per due volte alla settimana. Dei percorsi per liberarsi da una schiavitù insidiosa si è parlato per due giorni all'ospedale Giovanni Paolo II in un corso di formazione su "terapia di gruppo nella dipendenza da gioco d'azzardo durante e dopo un lungo percorso terapeutico".
Il confine tra il gioco normale e quello patologico sta nel fatto che il giocatore d'azzardo non riesce a controllare la propria volontà, manifestando in alcuni casi i tipici segni dell'astinenza, come aggressività, sbalzi d'umore, ansia, attacchi di panico, quando non riesce a giocare. «Il gioco d'azzardo non è un passatempo, ma una patologia grave, che va curata attraverso un trattamento psicoterapeutico o attraverso l'adesione di gruppi di terapia», spiega Salvatore Carai, responsabile del Serd.
Il gioco d'azzardo colpisce maggiormente gli uomini, in genere nel periodo post-adolescenziale, ma l'età sta diventando sempre più bassa: «Si inizia anche da giovanissimi, anche 14enni, che giocano on line con la carta di credito di papà, anche questa è da considerarsi una forma non palese di dipendenze», sostiene Rolando De Luca, responsabile del centro di terapia per ex giocatori di Campoformido, un centro di riferimento a livello nazionale, presente a Olbia per il corso. La personalità del giocatore d'azzardo è ansiosa, tendente alla depressione, entra spesso in competizione con le persone che gli sono vicine, spesso impaziente. «Nessuno degli strati della popolazione è immune al fenomeno», spiega Rolando De Luca: «Quando le persone si trovano in uno stato di difficoltà, sia essa economica, ma anche sociale e psicologica, si avvicinano con più facilità alle dipendenze, come droga, alcol, e anche l'azzardo che altro non è che il tentativo di sconfiggere la sorte. In particolari condizioni l'uomo si fa sopraffare dalle emozioni tanto da perdere il controllo della situazione». Si entra così in un circolo vizioso: il giocatore d'azzardo prima o poi viene preso dalla morsa dei debiti e dunque è alla continua ricerca di denaro, che sottrae alla famiglia posta in difficoltà a causa delle perdite e dal comportamento del giocatore.
Per questo motivo i gruppi di terapia vengono seguiti anche dai familiari e durano anni, mediamente dai 3 ai 4. «Si tratta di percorsi soggettivi che durano quanto basta», aggiungono De Luca e Carai: «Si stima che nel 2010 si sia giocato d'azzardo la cifra di 60 miliardi di euro, cifra che nel 2011 dovrebbe salire a 70 miliardi, una cifra assurda che solo in Italia dovrebbe aver messo in difficoltà un milione di persone».