ROMA - «Io non lo chiamo gioco, non è corretto questo termine, ed è colpevole anche solo usarlo. Io lo chiamo azzardo di Stato: il gioco mette in comunicazione con il mondo, non isola, non si lascia dietro queste rovine economichee familiari».È un implacabile accusatore, Rolando De Luca, psicoterapeuta, da anni impegnato con persone malate di dipendenza dal gioco, i suoi gruppi si riunisconoa Campoformido, in provincia di Udine. Sono molte la persone dipendenti ? «La dipendenza non riguarda poche persone, come si crede. Non riescono piùa farea meno del gioco, anche nelle modalità più banali, sono cerchi concentrici in cui ciascuno,a diversi livelli, rimane imprigionato, spesso senza accorgersene». Le conseguenze? «Oltre ai problemi psicologici c' è la scarnificazione economica che investe poi tutta la famiglia, un impoverimento che fa precipitare in un baratro». Lei accusa lo Stato di cinismo. «Sì, e tutte le cose che si dicono sono ipocrite, oggi la situazione è esasperata, nessuno ne parla. Anche se si riducesse l' offerta e si eliminasse la pubblicità sarebbe ancora troppo poco perché ormai viene considerato naturale quella che è una patologia collettiva. E come il fumo: anche quando hanno preso provvedimenti non si è smesso di fumare perché la dipendenza ormai era diffusa». Si prevedono giocate per 80 miliardi di euro nel 2011. «Sono due Finanziarie, io uso una metafora: stanno bombardando a tappeto».