OLBIA, 22 GENNAIO 2011 – Gioco d’azzardo: la parola d’ordine è prevenzione. Venerdì 21 e sabato 22 gennaio 2011 si terrà a Olbia un corso di formazione su “terapia di gruppo nella dipendenza da gioco d’azzardo durante e dopo un lungo percorso terapeutico”, un momento di confronto e verifica dell’attività svolta dal Servizio delle dipendenze coi gruppi di terapia che si occupano del gioco d’azzardo.
Il confine fra il gioco normale e quello patologico sta nel fatto che il giocatore d'azzardo non riesce a controllare la propria volontà, manifestando in alcuni casi i tipici segni dell’astinenza, come aggressività, sbalzi d'umore, ansia, attacchi di panico, quando non riesce a giocare.
In questo modo il gioco d’azzardo da attività piacevole, diventa una patologia grave e distruttiva, con conseguenze molto gravi per il giocatore e le persone che gli stanno vicine; una patologia che va ad incidere fortemente nella sfera familiare, sociale e lavorativa.
Si stima che il fenomeno riguardi dall'1 al 3% della popolazione e che “ben l’80% della popolazione italiana dedica attenzione al gioco d’azzardo, per questo motivo come Asl di Olbia abbiamo deciso di istituire all’interno della nostra Azienda dei gruppi di terapia, seguiti da professionisti, rivolti ai giocatori e ai loro cari, gruppi in grado di produrre importanti e duraturi risultati”, spiega Salvatore Carai, direttore del Servizio delle Dipendenze (Ser.D.) della Asl di Olbia, organizzatore del corso di formazione che si terrà domani, 21 gennaio, e sabato 22 gennaio, con inizio alle ore 08.00.
Il gioco d’azzardo colpisce maggiormente gli uomini e l'insorgenza della patologia è in genere nel periodo post-adolescenziale; la personalità del giocatore d'azzardo è ansiosa, tendente alla depressione, entra spesso in competizione con le persone che gli sono vicine, spesso impaziente. Il giocatore d'azzardo prima o poi viene preso dalla morsa dei debiti e dunque è alla continua ricerca di denaro, che sottrae quindi alla famiglia. “Il gioco d'azzardo non è un passatempo, ma una patologia grave, che va curata attraverso un trattamento psicoterapeutico o attraverso l'adesione di gruppi di terapia”.
In questi sei anni di attività la Asl di Olbia ha ricevuto circa 300 richieste di aiuto di giocatori d’azzardo, cui va’ ad aggiungersi il supporto che viene garantito anche ai familiari: attualmente sono una 40ina i giocatori, che vengono seguiti dai due gruppi di terapia che si riuniscono il lunedì e il mercoledì di ogni settimana.
Per informazioni è possibile contattare il Ser. D. al numero 0789 552296 o 51474.
“Nessuno degli strati della popolazione è immune al fenomeno dell’azzardo”,spiega Rolando de Luca, responsabile del centro di terapia per ex giocatori di Campoformido, un centro di riferimento a livello nazionale, presente a Olbia per la due giorni organizzata dal Ser. D. della Asl di Olbia. “quando le persone si trovano in uno stato di difficoltà, sia essa economica, ma anche sociale e psicologica, si avvicinano con più facilità alle dipendenze, come droga, alcol, e anche l’azzardo che altro non è che il tentativo di sconfiggere la sorte, razionalmente un’imprese impossibile. In particolari condizioni l’uomo si fa sopraffare dalle emozioni tanto da perdere il controllo della situazione. Questo è il fenomeno dell’azzardo, una situazione che interessa tutta la famiglia del giocatore, in quanto le famiglie sono poste in difficoltà a causa delle perdite e dal comportamento del giocatore”, aggiunge De Luca. Per questo motivo i gruppi di terapia vengono seguiti sia dai giocatori, anche dai familiari. Incontri che durano anni, mediamente dai 3 ai 4. “Si tratta di percorsi soggettivi che durano quanto basta”, aggiungono De Luca e Carai. “Si stima che nel 2010 si sia giocato d’azzardo la cifra di 60 miliardi di euro, cifra che nel 2011 dovrebbe salire a 70 miliardi, una cifra assurda che solo in Italia dovrebbe aver messo in difficoltà un milione di persone”.
Il gioco d’azzardo non ha età: “si inizia anche da giovanissimi, anche 14enni, che giocano on line con la carta di credito di papà, anche questa e’ da considerarsi una forma non palese di dipendenze”, conclude De Luca.