Non è una novità che il gioco d'azzardo sia nel nostro Paese un settore in costante e irrefrenabile espansione, per nulla frenato dalla crisi economica: tanto che il 2011 promette un fatturato di 70 miliardi di euro e, per il 2012, se ne prevedono almeno 80. Un business che incrementa le entrate statali e che, mai come in questo momento, costituisce un tesoretto prezioso con cui fare cassa. Così l'offerta s'impenna, e pazienza se a farne le spese sono e saranno i più fragili tra cui, grazie al gioco on line, moltissimi giovani. Una fetta di popolazione che, resa a rischio da motivi profondi spesso legati alle dinamiche famigliari e d'ambiente, diventa "malata d'azzardo" fino a rovinare (e non solo economicamente) se stessa e i propri parenti.
Ma come uscire dalla patologia, come riuscire a risalire il pozzo in cui, in Italia, si dibattono almeno tre milioni di giocatori compulsivi? Sul territorio nazionale esistono ormai moltissimi centri, pubblici e privati, in grado di aiutare in maniera diversificata chi, personalmente o tramite un familiare o un amico, voglia tentare di guarire dalla febbre dell'azzardo. Una risposta che apre alla speranza viene dal bel libro La terapia di gruppo oltre l'azzardo di Stato, scritto da Rolando De Luca (uno psicoterapeuta che da lungo tempo conduce a Campoformido in provincia di Udine, sedute gruppali per giocatori estremi e le loro famiglie). E' il racconto della sua esperienza e del lavoro di scavo effettuato in questi anni su centinaia di "schiavi dell'azzardo", il diario di un'attività che ha dato frutti importanti anche se non definitivi. "Il 90% dei della sua esperienza e del lavoro di scavo effettuato in questi anni su centinaia digiocatori che partecipano alla terapia", assicura De Luca, "non gioca più, e solo il restante 10%, pur continuando a frequentare le sedute, continua ad azzardare, anche se in misura assolutamente inferiore. Una tendenza che, anche se non definitiva, si va manifestando come uno degli strumenti più adeguati per affrontare questo tipo di dipendenza".
Lungo e faticoso il camino terapeutico per guarire dal mal di gioco. "Bisogna essere in grado", avverte De Luca "di cogliere e comunicare la complessità delle interazioni tra i componenti del gruppo; si deve saper trasmettere le sensazioni, in equilibrio costante - e costantemente precario - tra tensione e sollievo. E bisogna saper soprattutto osservare attentamente ed empaticamente gesti e sguardi, scambi fisici e verbali... Tutto diventa importante: le assenze, i ritardi, le parole...
La terapia di gruppo oltre l'azzardo di Stato è un racconto che parla di persone afflitte da un male che richiede un percorso terapeutico lungo, intenso, faticoso. Ma che, nella maggior parte dei casi, si può risolvere nel modo migliore.

Il gioco d'azzardo compulsivo non conosce crisi, anzi. A che punto siamo?
"In Italia nel 2010 sono stati "giocati" oltre sessanta miliardi di euro; nel 2011 si supereranno i settanta miliardi di euro. Si tratta di cifre impressionanti che dimostrano chiaramente come il gioco d'azzardo sia l'unico settore a non risentire dell'attuale crisi economica e che anzi, nel corso degli ultimi anni, se ne sia consistentemente avvantaggiato. Nonostante una rapida lettura dei dati disponibili crei l'illusione che il rischio di diventare giocatori patologici sia relativamente basso (circa il 3% della popolazione adulta), a un calcolo approssimativo emerge come in Italia il numero di "schiavi da gioco" sia di oltre un milione di persone. Inoltre, dal momento che il problema non può essere ricondotto al singolo giocatore ma va esteso al nucleo familiare, ci troviamo di fronte a un pesante incremento della quantità di persone direttamente coinvolte, tale da costituire nel nostro Paese una vera e propria emergenza sociale. Le offerte di azzardo si fanno sempre più aggressive e istituzionalizzate. L'azzardo non è più legato ad un momento della settimana o ad un luogo specifico, ma entra nella quotidianità delle persone; è possibile giocare ovunque, è alla portata di tutti e per finire si è aperta l'autostrada del gioco on line che porta l'azzardo in milioni di case. Alcuni tra i provvedimenti necessari per tentare di intervenire su una situazione ormai fuori controllo dovrebbero portare alla riduzione consistente dell'offerta di azzardo e all'eliminazione della pubblicità che comunque, per ora, nessuno prende in considerazione".

Perché tante persone giocano senza freni, ormai anche i giovanissimi?
"Va rilevato che ciò di cui ci occupiamo è stato incluso fin dal 1980 nel Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali e descritto come un comportamento che compromette le attività personali, familiari e lavorative. L'offerta d'azzardo aggressiva e istituzionalizzata porta a un sempre maggior consumo che riguarda tutti gli strati sociali, anche se si riscontra un maggior ricorso al gioco dei ceti medio/bassi, quasi che lo stesso venga inteso come un vero e proprio "investimento"alternativo piuttosto che come un costoso passatempo. Questa pericolosa illusione conduce all'indebitamento, fino alle conseguenze estreme dell'usura. I giovanissimi sono particolarmente vulnerabili rispetto all'azzardo, che dà loro modo di ricercare attraverso una "droga legale e pulita" sensazioni intense e immettersi con scarsa prudenza in situazioni di pericolo, senza valutarne le possibili conseguenze".

Da anni lei si occupa di terapia famigliare, e il suo libro la racconta. Quali consigli si sente di dare a chi vive questo dramma personalmente o a chi è legato affettivamente a un giocatore estremo?
"A Campoformido conduco dal 1997 dieci gruppi di terapia per giocatori d'azzardo e loro familiari. Secondo i nostri dati, difficilmente un giocatore chiede aiuto in prima persona e ciò accade quando viene raggiunta una condizione di rovina economica dalla quale non ci si sente più in grado di risollevarsi. Sono quindi i familiari (o le persone "vicine") che devono chiedere aiuto, nonostante questo rappresenti per loro una decisione non facile da prendere; essi infatti rimangono all'oscuro per molto tempo di ciò che sta accadendo e, sbagliando, ritengono che a chiedere aiuto debba essere chi ha il problema, il giocatore. Tocca quindi ai familiari fare la prima telefonata. Concludo dicendo che è incoraggiante rilevare come in questi anni quasi centocinquanta persone abbiano concluso positivamente la terapia presso il Centro di Campoformido e che altre duecento la stiano frequentando con ottimi risultati. Il libro descrive tutto questo percorso: la richiesta di aiuto, l'entrata in terapia e la sua conclusione".