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Messaggero Veneto
27 gennaio 2012
Nella trappola del gioco sempre più donne (sono il 40%)
di Michela Zanutto
Guarire dal gioco d’azzardo si può. Lo dimostrano i risultati di una ricerca scientifica condotta su 152 persone fra ex giocatori e familiari in cura al Centro di terapia di Campoformido. «Dopo 3 anni – spiegano Rolando De Luca e Vitantonio Chimienti, gli psicologi che hanno condotto l’indagine – i giocatori dimostrano di ridurre gli stati ansiosi all’origine dell’azzardo e anche i familiari traggono giovamenti». I risultati dello studio sperimentale saranno presentati questa sera, alle 18 in sala Aiace, durante il convegno Gioco d’azzardo patologico e nuove dipendenze, organizzato dal Lions club Udine duomo in collaborazione con il Comune e con il patrocinio dell’Unesco. L’incontro sarà l’occasione per fare il punto sull’azzardo, un business che complessivamente nel 2011 ha assorbito a livello italiano 74 milioni di euro (più 21% rispetto al 2010) e una malattia che in regione coinvolge circa 10mila famiglie. Sempre più donne si affacciano ai casinò, ma non serve cercare i tavoli verdi per incontrare la malattia: sono moltissime le occasioni per un potenziale giocatore di cadere in tentazione. «Giocando si acquista un sogno – osserva De Luca – quello di cambiare la propria vita. In verità l’azzardo rovina l’esistenza di tutti i giocatori, sia di chi perde sia di chi vince. Chi perde logora le relazioni familiari con l’unico intento di trovare soldi per giocare, ma saranno i “fortunati” vincitori a rovinarsi più degli altri. La montagna di soldi vinta finirà per schiacciarli perché entro pochi anni perderanno tutto, succede sempre così». E più la crisi economica è forte, più l’azzardo fa proseliti. Il nuovo fenomeno che si affaccia agli studi degli psicoterapeuti è il gioco femminile. «Il problema si è allargato interessando tutte le fasce della popolazione e in particolare le donne – dice De Luca –. Se 25 anni fa l’azzardo riguardava nel 75% dei casi gli uomini, adesso la percentuale femminile è salita al 40% e forse anche più. Il vero dramma è che la donna non chiede aiuto. Ma c’è di più, perché se sono le mogli ad accorgersi della dipendenza nei mariti, allora cercano una soluzione, ma non accade lo stesso se sono i mariti ad accorgersi che la compagna ha un problema». Attualmente, al Centro di Campoformido, De Luca segue 10 gruppi, per un totale di un centinaio di persone. Sono già 142 i pazienti che hanno concluso il ciclo di cura: 50 ex giocatori (44 uomini e 6 donne) e 92 familiari. Il 28% dei giocatori frequentava il casinò, il 19% giocava alle new slot (ex videopoker), il 16% al lotto, il 13% al superenalotto, l’11% al gratta evinci, il 5% alle corse di cavalli e ancora il 2% frequentava bische, l’ 1% giocava al Bingo e il restante 5% si dedicava ad altri giochi (Totocalcio, scommesse, eccetera). «Il convegno – spiega la presidente del Lions club Udine duomo, Maria Stellina Parussini – vuole essere una testimonianza dell'impegno attivo e concreto verso temi di grande rilevanza dal punto di vista sociale, economico, ambientale e del territorio. Obiettivo della serata è sensibilizzare la cittadinanza e in particolare i giovani, al grave problema del gioco d’azzardo che sta dilagando anche nella nostra città». All’incontro odierno interverranno, oltre agli psicoterapeuti, pure l’assessore comunale alla Salute, Antonio Corrias e il procuratore della Repubblica di Tolmezzo Giancarlo Buonocore. Seguirà un dibattito coordinato da Giovanni Castaldo.
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