Le recenti prese di posizione sul gioco d'azzardo, a livello nazionale e locale, evidenziano quanto il fenomeno si sia ampliato in termini di giro d'affari, disponibilità e accessibilità.
Finalmente si è citato il problema per quello che è: una malattia. Che necessita di «percorsi di prevenzione, cura e riabilitazione», ha detto il ministro della Salute, Renato Balduzzi. Di più: l’azzardo è una vera e propria «emergenza sociale», e bene ha fatto a sottolinearlo, ancora una volta, il presidente della Cei, card. Angelo Bagnasco.
Si è finalmente accennato anche a vietare la pubblicità («Dovrebbe essere proibita, come già accade con le sigarette», ha detto il ministro alla Cooperazione, Andrea Riccardi).
Ebbene, non basta. Dalla denuncia è ora indispensabile passare ai fatti. E farlo in fretta.
Non giriamoci intorno, nulla finora è stato compiuto per frenare o moderare il dilagare dell'azzardo. E non si può certo dire che il fenomeno sia esploso dall’oggi al domani, inaspettatamente. Al contrario, per anni lo Stato ha esercitato un’azione di vera e propria «propaganda», badando esclusivamente alla propria attività di speculazione.
Le cose oggi stanno cambiando? Forse. Lo auspichiamo. Per il momento, tuttavia, una reale inversione di rotta è solo nelle parole (di alcuni). I fatti dicono ben altro. Ce lo ricorda ogni giorno la marea di spot che lo Stato «benedice» con l’incoraggiamento (scandaloso) a «giocare responsabilmente».
Il risultato di queste campagne è sotto gli occhi di tutti.
I dati ufficiali riportano un raddoppio della raccolta di azzardo nel quinquennio 2007-2011, da 42 miliardi a 79 miliardi di euro. Cifre impressionanti, che dimostrano chiaramente come l'azzardo di Stato sia l'unico settore a non risentire dell'attuale crisi economica e che, anzi, se ne sia consistentemente avvantaggiato.
La ricerca scientifica è concorde nell'affermare che un incremento della disponibilità e accessibilità all'azzardo, unita ad una pubblicità invasiva, espone la popolazione a rischi per la salute fisica, psichica e sociale.
I dati disponibili evidenziano come il numero di giocatori patologici in Italia abbia superato il milione e, dal momento che il problema non può essere ricondotto esclusivamente al singolo giocatore ma va esteso quantomeno alla famiglia, ci si trova di fronte ad un pesante incremento delle persone coinvolte, tale da costituire nel nostro Paese e nella nostra regione una vera e propria emergenza sociale.
Una delle cause di questa abnorme espansione è decisamente la maggiore accessibilità dei giochi d'azzardo. Essi sono stati trasformati, agli occhi dell'uomo comune, in un diversivo accattivante, fino a renderli, falsando la realtà, un bene di consumo promosso e pubblicizzato come occasione di scambio sociale, con regole semplici e promesse di vincite facili e cospicue.
Le varie offerte si fanno sempre più aggressive, l'azzardo non è più legato a un momento della settimana o a un luogo specifico ma entra nella quotidianità, alla portata di tutti e facilmente fruibile. Per finire, si è aperta una nuova autostrada virtuale che lo ha portato in milioni di case: l'azzardo on-line.
In altre parole, a una domanda decrescente di beni e consumi, lo Stato risponde con un incremento dell'offerta d'azzardo, provocando una dissipazione delle poche risorse delle famiglie. Inevitabili le disastrose conseguenze per il giocatore, la sua famiglia e la società intera. A livello individuale, il dipendente d'azzardo dedica la maggior parte del tempo al gioco, investendo quantità sempre crescenti di denaro, con un conseguente forte indebitamento. Spesso si trova a perdere il lavoro, arrivando a compiere frodi e falsificazioni e, nei casi estremi, tentando il suicidio.
A livello familiare il giocatore riesce, invece, a nascondere per lungo tempo i suoi problemi e le sempre più frequenti assenze da casa lo allontanano dalle responsabilità del suo ruolo. Tutto questo, unito ad una disastrosa situazione finanziaria, porta al crollo della qualità della vita dell'intera famiglia.
A livello sociale, infine, l'effetto è una ridotta o azzerata attività produttiva e una situazione di forte indebitamento - spesso con ricorso all'usura - alla quale corrisponde, come unico "vantaggio", un introito economico per i gestori delle case da gioco e per lo Stato.Ben vengano, dunque le prese di posizione contro il dilagare del fenomeno, ma molto di più si può e si deve fare.
Diventano urgenti gli interventi che inseriscano il gioco d'azzardo nei livelli essenziali di assistenza( le prestazioni che il Servizio sanitario nazionale è tenuto a garantire) individuando i servizi competenti per il trattamento, l'attivazione di un osservatorio permanente sul fenomeno, la protezione delle fasce di popolazione più debole, l'eliminazione della pubblicità e la riduzione dell'offerta di azzardo.
Com’è accaduto per il tabacco, così sarà per l'azzardo: il problema verrà affrontato con enorme ritardo e non sarà più possibile eliminare con un colpo di spugna i danni nel frattempo prodotti. È dunque necessario perseguire quanto prima obiettivi concreti, attuando un intervento forte e organizzato, in grado di riequilibrare le entrate derivanti dalle tasse sull'azzardo con le spese richieste per il contenimento del danno prodotto.
Il problema necessita di attenzione e assistenza specifiche da un punto di vista clinico, oltre che di una forte strategia di intervento che ne prenda in considerazione tutti i drammatici aspetti e spazzi via, una volta per tutte, le pericolose illusioni che stanno disintegrando una parte sempre più consistente delle famiglie italiane e friulane.