Mentre sul sito del Messaggero Veneto aumenta di ora in ora il numero delle adesioni alla petizione lanciata per porre un freno al gioco d’azzardo in Friuli, sulla questione interviene una vera e propria “autorità”, lo psicologo e psicoterapeuta Rolando De Luca, responsabile del Centro di terapia per ex giocatori e per le loro famiglie di Campoformido. Una struttura attiva dal 1995, quando in Italia c’era qualcosa di analogo solamente a Bolzano. Da allora oltre 140 persone sono “guarite” dalla dipendenza.
«Oggi è più facile giocare d’azzardo che spedire una raccomandata - esordisce De Luca - e siamo “inondati” di pubblicità che legittima ciò. Con Internet possiamo scommettere anche stando a casa. E, quando andiamo a fare la spesa, ci chiedono se vogliamo un “Gratta e vinci” al posto del resto. Ciò significa, a mio parere, che il fenomeno ormai non è più sotto controllo. Sembra che in pochi, troppo pochi, si rendano conto che la vincita è una chimera. Anche se si dovesse decidere di tornare indietro, azzerando la pubblicità e diminuendo l’offerta, sarebbero necessari molti anni per ottenere cambiamenti limitati».
Per chiarire meglio il suo pensiero, l’esperto parla poi delle politiche seguite negli ultimi anni per la vendita del tabacco. «Da quando si è deciso di non fare più pubblicità e di scrivere sui pacchetti che il fumo provoca il cancro ci sono stati cambiamenti, ma molto lenti. Ci sono voluti venti-trent’anni per poter osservare miglioramenti concreti. E lo stesso avverrà per il gioco d’azzardo se e quando, finalmente, cambieranno le leggi».
Il dottor De Luca dice di sè «non sono nè moralista, nè proibizionista. Semplicemente affronto i problemi delle famiglie. E, spesso, il gioco d’azzardo è solo l’inizio. Rispetto dunque le leggi, ma credo che vadano cambiate».
Secondo lo psicoterapeuta di Campoformido (che attualmente segue ben dieci gruppi) ormai l’impatto socio-ambientale delle sale da gioco che stanno aprendo in città e in provincia è sempre lo stesso, come confermano numerosi studi, condotti anche negli stati Uniti. «Dapprima - spiega - questi mini-casinò portano miglioramenti (infrastrutturali o nei servizi, più in generale producono un aumento del denaro che circola e del valore degli immobili), ma non molto tempo dopo provocano anche un aumento della criminalità che, determinando un impoverimento del quartiere, riporta indietro la situazione».
Quanto alla presa di posizione del Comune di Udine - che di recente ha approvato all’unanimità la delibera che vieta l’apertura di nuove sale da gioco in città - De Luca osserva: «L’amministrazione si sta muovendo molto bene, solo i margini di manovra sono pochi. Lo Stato ha creato un problema e ora risolverlo è difficile».