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La Vita Cattolica
25 ottobre 2012
Azzardo: continua la resistenza
Lo psicologo De Luca: “Ipocrita il balletto sulle distanze delle case da gioco da scuole e case di riposo”
Domenica 28 il convegno dell’ associazione degli ex giocatori d’azzardo
di Marco Tempo
“Non si possono sempre salvare capra e cavoli”. E’ sconsolato lo psicologo Rolando De Luca, da 17 anni responsabile Centro di terapia dell’ Agita, l’associazione degli ex giocatori d’azzardo che domenica 28 ottobre a Campoformido terrà il suo convegno annuale. La capra in questo caso sono gli interessi di chi lucra sull’ azzardo, a partire dallo stato, passando per la malavita, fino agli enti locali e ai bar di periferia. I cavoli sono le vittime e le potenziali vittime dell’ azzardo. Il contesto è costituito dalle proposte per consentire nuove sale giochi solo a una distanza minima da luoghi sensibili: scuole, ospedali, case di riposo anzitutto. A livello italiano si è assistito in questi ultimi mesi ad un indecoroso andirivieni di proposte in merito. In Regione le posizioni sono più definite: nel luglio scorso è stata approvata all’ unanimità dalla Commissione regionale III la proposta di legge presentata dal consigliere Lupieri del Pd che impone un minino di 300 metri di distanza dai luoghi sensibili. “Personalmente mi sento offeso da questo dibattito perché io non posso fare il narcotrafficante di notte e costruire comunità terapeutiche di giorno. Il mercato propone sempre più azzardo, anche attraverso l’on line, abbiamo superato in Italia un giro d’ affari di 80 miliardi di euro l’anno e non si può affrontare questo problema con i pannicelli caldi; con la scusa di abbattere l’ azzardo illegale abbiamo centuplicato le bische; è come se si bombardasse una città e poi si telefonasse al sindaco per chiedere di cosa ha bisogno, prima del prossimo bombardamento” chiarisce De Luca. Tornare indietro ora è difficile, ma i dati che verranno presentati domenica 28 al convegno dell’ Agita testimoniano la validità dell’ esperienza del Centro di terapia, fanno capire che la resistenza contro questa deriva è obbligatoria: 156 le persone che hanno concluso il percorso terapeutico, di 55 ex giocatori e 101 familiari: solo due sono tornati al gioco patologico; la percentuale di abbandono è dal 4%. In un momento di crisi economica l’indice di disoccupazione tra i partecipanti è zero a dimostrazione che il lavoro di gruppo consente di rapportarsi positivamente con la società, tant’è che la percentuale di soggetti fumatori cala durante la terapia dal 90 al 62%. Le coppie sche si separano sono in media una all’anno: è da tener presente che le coppie arrivano al Centro di terapia in grande difficoltà e che il percorso terapeutico porta le persone a lavorare sul dialogo per cui anche le poche separazioni avvengono senza conflitti. Domenica 28 ottobre al convegno dell’ Agita in programma dalle 9.30 nella sala consiliare di Campoformido verranno portate le testimonianze di ex giocatori e familiari che hanno concluso il percorso terapeutico: le loro parole dimostreranno come la dipendenza dall’azzardo venga a perdere completamente il significato iniziale di rivalsa e illusione , rendendo gli ex giocatori e l’intero nucleo familiare in grado di riconoscere, capire e accettare le proprie vulnerabilità e la vita di tutti i giorni.Ma lo psicologo De Luca lancia un allarme sul futuro del Centro: “Credo la nostra proposta diventi sempre meno appetibile alle persone che hanno problemi di dipendenza dell’ azzardo, perché richiede molto tempo e la gente e il mercato sembra avere sempre meno tempo a disposizione”
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