Contro l'azzardo vince la terapia
L'esperienza riabilitativa di Campoformido: il 90% di chi partecipa agli incontri riesce ad astenersi dal gioco e a conservare i legami familiari. Poche separazioni.
di Francesco Dal Mas
Una dipendenza tira l’altra. Chi gioca d’azzardo e’ di solito anche un grande bevitore e un incallito fumatore. E, stressato come si ritrova, fa uso sempre piu’ spesso di sostanze psicotrope. Si complicano, dunque, I problemi per farlo uscire dal tunnel della dipendenza.
L’esperienza quasi ventennale del Centro di Terapia per ex giocatori d’azzardo e loro familiari di Campoformido, iniziata nel 1993, quando I problemi erano dati soprattutto dai frequentatori dei casino’ d’oltre confine, in Slovenia, Carinzia e Croazia, dimostra che “molti giocatori sono anche forti fumatori (il 62%); che l’abuso d’alcol e’ accertato almeno tre volte alla settimana per il 30% di loro e che piu’ dell’1% assume una o piu’ sostanze psicotrope”. E’ pur vero che nel corso della lunga terapia di gruppo le persone tendono ad abbandonare completamente anche la dipendenza dal tabacco (nel 30% dei casi). “Il che significa che si fa strada un nuovo stile di vita, decisamente orientato al benessere” come spiega Rolando De Luca – psicologo e psicoterapeuta – che, avvalendosi del sostegno della Caritas diocesana di Udine, ha avviato il Centro in una fase ancora pionieristica. Domenica scorsa, a Campoformido, l’Associazione degli ex giocatori d’azzardo e delle loro famiglie (Agita), la Caritas diocesana la consulta nazionale antiusura di Bari, in collaborazione con il Comune , ha organizzato il tradizionale raduno nazionale dal tema “I Gruppi di Campoformido: oltre l’azzardo di Stato e le nuove dipendenze, dalle patologie alla vita di tutti I giorni attraverso la terapia di gruppo”.
”Tra I dati di maggior interesse, abbiamo verificato che – speiga Adriano Valvasori, presidente di Agita – la percentuale di abbandoni e’ ridotta al 4%, la presenza ai gruppi e’ costante e continuativa, l’indice di astinenza dall’azzardo per chi partecipa alla terapia e’ attestato al 90%”.
Altri risultati significativi – aggiunge il vicepresidente Agita, Maurizio Cechet – riguardano l’esiguo numero di separazioni che si verificano in terapia, la quasi totale assenza di disoccupati e la mancanza di suicidi da quando il centro di Campoformido e’ stato costituito. Oggi a Campoformido ci sono dieci gruppi in terapia, frequentati complessivamente da 200 persone. Le testimonianze di ex giocatori certificano come la dipendenza dall’azzardo venga a perdere completamente il significato iniziale illusorio e di rivalsa, rendendo gli ex giocatori e l’intero nucleo familiare in grado di riconoscere, capire e accettare le proprie vulnerabilita’ e la vita di tutti I giorni. Le coppie che si separano nei gruppi sono in media una all’anno.
”E’ da tenere presente che le coppie che arrivano al Centro di terapia in grande difficolta’ – fa notare De Luca – e che la terapia di gruppo porta le persone a lavorare sul dialogo e non sullo scontro”. E se le separazioni malauguratamente vanno a conclusione, in gruppo I conflitti si attenuano, a tutto vantaggio delle persone coinvolte, in particolare dei figli. Domenica sono state messe a tema anche le ultime misure di contrasto al gioco d’azzardo. Che, diciamolo subito, vengono considerate importanti ma non sufficienti da chi lotta, ormai da anni, su questo fronte. “Come ho affermato e scritto in tempi non sospetti all’inizio del 2000, la guerra in particolare contro l’azzardo e’ persa e chiunque affermi il contrario non conosce la realta’ – sbotta De Luca. Il mio non e’ un attacco volto a screditare le istituzioni che vanno difese, ma una semplice lettura della realta’. E quando questa realta’ diventa quella di chi da una parte inonda il territorio d’azzardo, aumenta la pubblicita’ e dell’altra propone blandi interventi per tranquillizzare la popolazione, allora le posizioni divergono e diventano inconciliabili”.