Lo psicologo e psicoterapeuta Rolando De Luca, uno dei massimi esperti italiani in materia ha descritto una tragica situazione sociale e illustrato la terapia di gruppo da lui messa in atto a Campoformido-Udine.

Sommario
Il gioco d’azzardo è un male endemico della società. Storicamente è stato considerato prima un peccato, poi un reato, infine un fenomeno che lo stato può gestire garantendosi anche degli introiti. Così oggi sono 90 i miliardi di euro spesi nell’azzardo in Italia e l’offerta si è fatta sempre più aggressiva facilmente fruibile (ora anche on line) e istituzionalizzata. Eppure sappiamo che l’azzardo comporta degrado sociale, che all’iniziale aumento della ricchezza subentrano ben presto forme di criminalità: riciclaggio, prostituzione, ecc. Si finge di ignorare che è l’offerta che genera la domanda e a disastro avvenuto siamo costretti ad occuparci anche di una nuova emergenza sociale, l’azzardo patologico, una psicopatologia che compromette enormemente i rapporti familiari, determinando conflittualità che si ripercuotono sia sull’integrità psicofisica dell’individuo che dei familiari: il giocatore d’azzardo patologico soffre di una grave malattia, che produce conseguenze disastrose per lui e per chi soffre stando vicino a lui .
Il gioco d’azzardo patologico sta diventando sempre più un fenomeno di interesse sociale oltre che un disturbo clinico. E’ annoverato tra i Disturbi di Controllo degli Impulsi per la marcata tendenza dei giocatori a non saper né potere resistere alla tentazione di “giocarsi tutto”, e i sintomi sono quelli tipici una severa dipendenza. Che fare per fermare questa specie di tossicomania legale? Sappiamo che troppi interessi soggiacciono al fenomeno. Potremmo per lo meno limitare l’offerta di azzardo ed eliminarne la tambureggiante e onnipresente pubblicità.
Il Centro di terapia di Campoformido per giocatori d’azzardo e loro familiari, di cui R. de Luca è fondatore e responsabile, gestisce attualmente dieci gruppi terapeutici e 240 persone tra giocatori e familiari. Il punto di partenza del lavoro psicoterapeutico è considerare l’azzardo la punta di un iceberg che nasconde fragilità ed esperienze negative profonde. La terapia adottata è la psicoterapia di gruppo. Tre le fasi attraverso cui si realizza: la consapevolezza, l’astinenza dal gioco, l’emancipazione dal gruppo. Il follow up dura a lungo: dai 9 ai 10 anni.
l giocatori d’azzardo patologico che ricorrono alla terapia di gruppo del Centro di Campoformido, sono maschi per l’87% con un’età media di 46 anni, femmine per 13% con un’età media di 52 anni, ma rappresentano un arco di età che comprende giovanissimi e ottuagenari, sono coniugati o conviventi nel 74% dei casi. Hanno per lo più diploma di scuola media superiore o licenza media, i laureati sono 6%. Per il 54% sono lavoratori dipendenti, per il 26 % autonomi ma non mancano pensionati e casalinghe. Non abusano né di alcool né di droga, sono però nella maggioranza forti fumatori. Le loro abitudini di gioco sono le più varie ma è interessante notare che, al 28% di giocatori al casinò, danno seguito un 19% di giocatori alle new slot, un 16% al lotto, un 13% all’enalotto, 11% al gratta e vinci, tutti giochi facilmente fruibili e largamente pubblicizzati. I romantici scommettitori alle corse dei cavalli o al totocalcio seguono di parecchie lunghezze! Il successo della terapia proposta dal centro AGITA è dimostrato dall’alta percentuale di presenze ai gruppi, dove gli abbandoni rappresentano solo il 4 %; il 90% non gioca più, lo zoccolo duro è rappresentato solo da un 5% di giocatori. Le separazioni familiari sono solo una o due all’anno. La disoccupazione è azzerata e non c’è stato un solo suicidio. Il relatore dice con orgoglio “la sofferenza sta fuori dai gruppi”.
Intervengono all’incontro due testimoni, un ex giocatore per 9 anni in cura presso il Centro e la madre. Il racconto del loro vissuto e la soddisfazione per la ritrovata serenità sono testimoniate dai loro toccanti racconti.
Il dibattito che è seguito ha evidenziato la necessità di interventi coraggiosi da parte dello stato sia per prevenire i danni del gioco d’azzardo sia di intervenire nella cura dei “malati” d’azzardo.