«Io mi occupo di gruppi e al momento ne ho dieci; il percorso dura quanto è necessario; è faticoso e pieno di insidie ma guarda caso, alla fine, dà risultati eccezionali. Su 240 persone che hanno chiesto aiuto, al momento ho un solo disoccupato, la media delle separazioni è pari a due all’anno, la partecipazione ai gruppi è dell’80% e da sette mesi ho raccolto zero assenze ingiustificate. L’ansia e la depressione calano vistosamente e qui a Campoformido di suicidi non ce ne sono mai stati. Cosa significa tutto questo? A conti fatti vuol dire che chi sta nei gruppi di terapia, e che prima era un giocatore d’azzardo o una famiglia in grave difficoltà, sta molto meglio di chi vive fuori, nella realtà cosiddetta normale, dove si dice che le persone non sono matte».
Al dott. Rolando de Luca, psicologo e psicoterapeuta ma soprattutto mente e braccio del primo Centro in Italia dedicato al recupero dei giocatori d’azzardo e loro famiglie, piace dire le cose come stanno evitando tante chiacchiere e badando unicamente alla sostanza. La stessa sostanza che proprio lui ha proposto di recente alla Comunità Piergiorgio tenendo un seminario aperto al pubblico.
«Stiamo parlando di una dipendenza legale senza uso di sostanze, ampiamente riconosciuta a livello scientifico, e diventata un problema in Italia soltanto dopo gli anni Novanta – spiega De Luca, tra i massimi esperti italiani nel campo e autore di numerose ricerche e pubblicazioni – Stabilire in quale momento il giocatore diventa tale è come chiedersi quando un fumatore diventa un fumatore. Quando ha acceso anche la seconda sigaretta. È pacifico».


Dott. De Luca, partiamo proprio dal fumo, tratto comune a molti giocatori…
È effettivamente un aspetto sul quale io stesso lavoro tantissimo giacché riguarda il 90% dei giocatori. Pensi che in Italia ci sono 9 milioni di fumatori. Tutti dicono che possono smettere quando vogliono e nessuno in realtà lo fa mai davvero. A proposito, lei fuma?

Fortunatamente non ho questo vizio. Oltre a far male è anche piuttosto costoso...
Ecco, vede. In ogni caso dicevo appunto che tanti affermano di potersi liberare da questo problema. Tanti, addirittura, dopo trent'anni passati a fumare magari poi smettono all'improvviso e dicono Vedi come sono stato bravo?. È come se lei, dopo trent’anni di matrimonio, passati anche con l’amante, una volta lasciato quest’ultimo andasse da suo marito per dirgli che adesso ha cessato quella relazione extraconiugale definendosi addirittura brava per avere compiuto questa scelta. Cosa crede le direbbe suo marito?

Preferisco non pensarci… Battute a parte, dott. De Luca quando “scatta” il concetto di dipendenza?
Il concetto di dipendenza non si può riconoscere. Siamo noi esseri umani i veri folli che cercano a tutti i costi di stabilire dei confini nelle cose e di mettere paletti ovunque. Io ricordo per esempio di avere acceso la prima sigaretta a 14 anni. Sono stato subito malissimo, ho cominciato a tossire; ricordo inoltre che mi faceva male la gola e che mi sono detto Questa roba non fa per me. E così ho detto basta. Tutti hanno dei problemi la prima volta che fumano e inevitabilmente tossiscono ma è quando superano questa linea iniziale, questo “battesimo”, che diventano automaticamente fumatori. Chiaro? Patologico. Andiamo avanti. Quando emerge il problema? Viene fuori quando siamo ormai al tracollo Da me infatti arrivano sempre famiglie in grave difficoltà, quando il problema ormai è un evidente dato di fatto. Da lì, da quel punto, si parte poi per un percorso terapeutico che alla fine dà risultati eccezionali. La terapia dura quanto basta ma è comunque brevissima. Nei nostri gruppi abbiamo persone che entrano in cura, recuperano tutto e possono poi tornare a lavorare per la propria famiglia e per i propri figli.

Ci sono tratti specifici che accomunano pressoché tutti i giocatori d’azzardo?
Fondamentalmente il giocatore o la giocatrice sono forti fumatori, e questo accade nel 90% dei casi solitamente, oltretutto, sono anche persone impulsive e sottolineo “di solito” perché non è mai possibile generalizzare. Per il resto non c’è altro. Volendo fare poi ulteriori banali generalizzazioni possiamo certamente dire che molti maschi giocatori sono per esempio ottimi cuochi e pescatori, e che anche tra le donne ci sono molte cuoche ma siamo su aspetti di pura banalità; confermo dunque che i tratti più comuni, e tuttavia non presenti necessariamente in tutti, sono il fumo da sigaretta e l’impulsività.

Restando sempre in tema di percentuali, il problema al giorno d’oggi chi riguarda maggiormente?
A chiedere aiuto, ancora adesso, sono più uomini che donne sebbene la percentuale di donne giocatrici stia comunque aumentando progressivamente tanto che fra non molto, anche in questo ambito, così come nel fumo, si arriverà alla parità. Concludo con un dato nazionale. In Italia i giocatori d’azzardo compulsivi si traducono in 700 mila persone in grave difficoltà. Questa stima, fortemente al ribasso per evitare polemiche, conferma dunque che sul territorio ci sono 700 mila famiglie in grave difficoltà. Che si parli poi di 700 mila persone o di 500 mila la sostanza non cambia comunque perché il problema si conferma drammatico e in regione la percentuale è la stessa.

Un problema forte che al Centro di Terapia di Campoformido viene trattato da ben sedici anni…
Esattamente. È nato nella mia testa nel 1993 e nel 1997, quindi nell’altro secolo ormai, sebbene alla fine, sono partiti i primi gruppi di terapia; adesso il Centro ne conta dieci che io stesso seguo; c’è poi l’AGITA, l’Associazione degli ex giocatori d’azzardo. In questi anni abbiamo fatto veramente tantissimo in un settore prima desertico e verrà certamente un giorno, come sempre accade, in cui i resistenziali saranno messi da parte mentre il potere si prenderà tutto, ma questo noi lo abbiamo già messo in conto. Lo dico con il sorriso e con altrettanta serenità affermo che tutto ciò che abbiamo costruito e realizzato fattivamente nessuno potrà mai cancellarlo; e poi c’è la nostra realtà terapeutica che non potrà mai essere sostituita perché lì c’è un fortissimo impegno di vita.



I NUMERI DELL'AZZARDO

La situazione dei giocatori e delle giocatrici registrata al Centro di Campoformido al termine della terapia e aggiornata a ottobre 2012

Persone dimesse dopo aver concluso positivamente la terapia: 156
Giocatori Maschi: 49 - Giocatrici: 6
Familiari (con e senza giocatore): 101

Ritorni all'azzardo: 2
(Maschi, dimessi nel 2004 e nel 2006)

Persone che non azzardano più: 53

Età dei partecipanti
Il 9% dei giocatori ha meno di trent’anni, il 18% si aggira tra i 30 - 40, il 33% va dai 40 - 50 e il 22% ha tra 50 - 60; il 17% ha più di sessant’anni. Per quanto riguarda i familiari che accompagnano in terapia i giocatori si evidenzia come il 46% di essi abbia più di cinquant’anni, registrando dunque un’età media piuttosto elevata; questo specifico dato induce a ritenere che i giocatori e le famiglie arrivino al Centro con esperienze di gioco d’azzardo protratte nel tempo.

Sesso
L’86% dei giocatori in terapia è costituito da maschi e il 14% da femmine. Considerato che la percentuale di donne giocatrici secondo le statistiche nazionali è del 25% (rispetto al 75% dei maschi) e considerato l’aumento, rispetto agli ultimi tre anni, di richieste d’intervento terapeutico per problemi di gioco d’azzardo patologico da parte della popolazione femminile, sarebbe possibile avanzare l’ipotesi che questa percentuale possa in un prossimo futuro avvicinarsi a quella sopra citata (25%), riferita alla popolazione generale.

Professione
Il 56% dei giocatori è costituito da lavoratori dipendenti, il 19% da lavoratori autonomi, il 21% da pensionati, il 2% da Casalinghe, 1% Disoccupato, 1% non cerca occupazione.

Stato civile dei giocatori:
Sposati: 70%
Non vivono in coppia: 29,1% (di cui 15,5% in famiglia e 13,6% soli).

Titolo di studio dei Giocatori:
Licenza Elementare: 4%
Licenza Media: 43%
Diploma: 4%
Laurea: 4%

Provenienza:
Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia: 88%
Veneto: 11%
Altre regioni: 1%