Messaggero Veneto
06 aprile 2013
Ecco il gioco d'azzardo in Friuli
Un documentario del Centro di Campoformido su chi ha sconfitto la dipendenza. Seguite 230 persone
di Paola Beltrame
Un filmato documenterà l’esperienza di chi è riuscito a sconfiggere la dipendenza dal gioco d’azzardo. Il progetto nasce all’interno del centro di terapia di Campoformido rivolto ai giocatori d’azzardo e diretto dal dottor Rolando De Luca che nel 2000 ha fondato l’associazione Agita e segue in 10 gruppi terapeutici 230 persone tra ex giocatori e familiari. La testimonianza video sarà diffusa anche nelle scuole secondarie di primo grado, dove potrà costituire un’occasione di ampliamento dell’offerta formativa, come già avviene per la sensibilizzazione contro altre dipendenze. L’idea di un documentario, per raccogliere le storie di quanti, dopo un percorso non facile né breve, sono usciti dal tunnel del gioco compulsivo, è di evidente interesse, se si pensa a come, nel corso di conferenze tenute dall’associazione, questi racconti dal vero avvincono e commuovono.
Il numero delle persone che ricorrono all’Agita di Campoformido non registra variazioni negli ultimi tempi, come informa il dottor De Luca; una decina d’anni il tempo necessario per risultati stabili dalla terapia. Ecco come si svolge: togliere il sintomo, come spiega De Luca – è relativamente facile, il lavoro è indirizzato a tutto il contesto che ha generato il bisogno incontenibile di giocare. E’ facile infatti che questo si trasferisca ad altre dipendenze, come l’alcool o lo shopping compulsivo. La mania della slot o del grattaevinci sono la punta dell’iceberg sotto cui si celano disagi familiari, di relazione, economici e altro.
Ecco i dati. Tra i giocatori che si rivolgono al centro di Campoformido (l’88% friulani, 11% dal Veneto), il 71% è sposato o convive; il 43% ha la licenza media, il 49% un diploma e il 4% la laurea. Sono persone che non riuscivano a staccarsi dalle new slot (26%), dal casinò (22%), grattaevinci (14%), lotto (13%), superenalotto (12%), ma anche da scommesse, bische, Bingo. O anche da un cocktail di queste tentazioni: il 40% è soggiogato da 2 o 3 tipi di gioco, il 14% da 4 o 5. Si diventa dipendenti dal gioco a ogni età: 9% ha meno di 30 anni, il 18% è fra i 30 e i 40, il 33% fra i 40 e i 50, il 22% dai 50 ai 60, il 17% di più. Il 97% dei giocatori partecipa ai gruppi di autoaiuto insieme ai familiari. Il giocatore patologico è uomo (86%). Ma sono in aumento, segnala De Luca, le donne, età media 54 anni, che arrivano al centro in genere senza il supporto della famiglia e in condizioni assai critiche. Molti giocatori d’azzardo sono anche forti fumatori (62%), o abusano dell’alcool o di altre sostanze. Ma la terapia di gruppo tende a ridurre anche queste altre dipendenze, nel segno di un diverso stile di vita. La percentuale di abbandono della terapia è del 4%.
«Sono normali le ricadute nel gioco, cosa che accade nel 46% dei casi, ma in forma più leggera– spiega De Luca -, che sottolinea come l’indice di disoccupazione nelle persone in terapia sia zero e non si siano verificati suicidi. Le coppie che si separano sono in percentuali pari ai non giocatori, nonostante il fatto che le coppie arrivano al centro in grave difficoltà.
Tutto questo emergerà dalle testimonianze nel video in preparazione.