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Il Quotidiano FVG
06 settembre 2013
A Campoformido dal 1996 si cura la dipendenza
Nel centro friulano il 99% ha un lavoro.
di Lodovica Bulian
Prima l'ebrezza del rischio, l'illusione della vincita, poi la perdita, la sofferenza, la dipendenza. Un vortice fino a toccare il fondo. Il mostro del gioco d'azzardo ha raggiunto in questi anni, complice la crisi economica, livelli da emergenza sociale. Una battaglia dura quella di chi ogni giorno combatte contro un nemico legale e istituzionalizzato, che frutta un giro d'affari complessivo da oltre 70 miliardi di euro l'anno. Come Rolando De Luca, psicoterapeuta friulano e autore di numerose pubblicazioni sul tema, che a Campoformido ha dato vita al primo centro in Italia dedicato al recupero dei giocatori d'azzardo e delle loro famiglie. Una realtà d'eccellenza, apripista e punto di riferimento capace negli anni, attraverso convegni e seminari di respiro nazionale, di esportare un modello di guarigione possibile attraverso la terapia di gruppo. E per il prossimo novembre De Luca annuncia un progetto mai realizzato prima: «Presenteremo un documentario che ha come protagonisti persone che hanno realmente frequentato la terapia». Sono dieci i gruppi attualmente in cura a Campoformido, che tra giocatori e familiari coinvolgono circa 230 persone: i dati del centro riferiti al 2012 descrivono un fenomeno che colpisce in maggior parte gli uomini, l'86%, per lo più sposati o conviventi, ma sono in aumento anche i casi di donne con più di cinquant'anni, che giungono a Campoformido spesso in condizioni molto critiche. Paradossale il dato che svela come questa patologia non necessariamente si leghi alla perdita del lavoro: infatti, tra i giocatori che si sono rivolti alla struttura in provincia di Udine, la percentuale di disoccupati è pari all'1%, il resto sono lavoratori dipendenti o autonomi. Dove comincia allora la dipendenza? «Oggi l'offerta del gioco d'azzardo è sempre più aggressiva e pubblicizzata- afferma De Luca- è divenuto un bene di consumo che promette vincite facili e cospicue, e viene inteso come un vero e proprio investimento alternativo piuttosto che come un costoso passatempo. Questa pericolosa illusione conduce all'indebitamento, fino alle conseguenze estreme dell'usura- spiega ancora l'esperto-. La dipendenza che può creare è simile a quella delle sostanze stupefacenti con conseguenze disastrose per il giocatore e la sua famiglia». Gli effetti sono ancora più devastanti se si pensa che per questo vizio non esiste prevenzione, anzi, «lo Stato vi opera vere e proprie speculazioni economiche». Il modello vincente attuato a Campoformido si basa dunque su una terapia che coinvolge tutto il nucleo familiare: tocca spesso ai coniugi chiedere aiuto, di fronte al degenerare delle difficoltà in crisi umane profonde. «Nessun risultato è immediato- avverte De Luca- le terapie di gruppo consistono in due ore una volta a settimana e possono andare avanti diversi anni». Ma poi, nella maggior parte dei casi, si guarisce: a Campoformido il 90% dei patologici avuti in cura oggi non gioca più e si è rifatto una vita. E soprattutto, ricorda De Luca «da quando ho cominciato, non c'è stato nessun caso di suicidio, segnale che la strada è quella giusta». Per informazioni è possibile consultare il sito web www.sosazzardo.it mentre ogni giorno dalle 10 alle 11.30 al numero 0432 728639 è attivo un servizio gratuito per le famiglie in difficoltà.
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