Il proliferare dei centri scommesse, delle “sale slot”, della vendita dei gratta e vinci e delle lotterie nazionali ha trasformato il territorio italiano, e anche quello friulano, in un “azzardo di stato” dando vita a un business che, per le casse dell’erario, vale oltre 10 miliardi di euro all’anno, ma con costi elevatissimi, economici e sociali, per una fetta sempre più ampia di popolazione. L’allarme, e il duro attacco alle scelte governative degli ultimi decenni, arriva da Rolando De Luca, psicologo e psicoterapeuta, responsabile del “Centro di Terapia” di Campoformido per i giocatori d’azzardo e i loro familiari dove ha in cura 280 persone e dove il prossimo 1° dicembre verrà presentato anche il suo ultimo libro: “Sono il fallimento più riuscito della mia vita – manuale per uscire ridendo dal giogo d’azzardo”.
Dottor De Luca ci traccia un quadro generale della situazione italiana?
La realtà, ormai, è sotto gli occhi di tutti. Il territorio nazionale e locale, per precise volontà politiche, è stato letteralmente asfaltato da quello che potremmo definire un autentico azzardo di stato. Ormai non esiste bar, o rivendita, che non abbia al proprio interno delle slot machine, non venda gratta e vinci o non permetta alle persone di scommettere sulle diverse lotterie. Parliamo, tenendo in considerazione anche il gioco on line e i centri scommesse, di un giro d’affari di 90 miliardi di euro l’anno e, per le casse dello stato, di introiti che superano i 10.
Numeri importanti. Ma le conseguenze a livello sociale quali sono?
Drammatiche. Dove c’è azzardo ci sono famiglie che si sfasciano, posti di lavoro che si perdono, debiti con le banche o, peggio ancora, con gli usurai. Nei nostri di gruppi di lavoro partiamo dalla dipendenza dal gioco per far emergere le problematiche profonde delle persone. Perché siamo convinti che si debbano cancellare ansia e depressione per far tornare in superficie le qualità di tutto coloro che, se non giocano, possono sfruttare le loro capacità nella società.
Qual è il nesso logico tra crisi economica e aumento delle scommesse?
La ricerca dell’azzardo aumenta in periodi di difficoltà perché spesso se a una persona restano pochi euro in tasca spera, giocandoli, di trasformarli in una somma cospicua, ma il risultato è che, quasi sempre, perde anche quei pochi spiccioli e non riesce nemmeno a sfamare se stesso o la propria famiglia. Ma sarebbe troppo facile puntare il dito contro le difficoltà economiche del momento. Il discorso è socialmente molto più complesso, tanto è vero che delle quasi 300 persone che curiamo, tra dipendenti patologici e familiari, appena due di loro sono disoccupati.
Quanto influisce essere una terra di confine, a pochi chilometri dai casinò sloveni e austriaci, nell’aumento delle scommesse tra la popolazione friulana?
È un fenomeno che va tenuto in considerazione perché i casinò sono organizzati sia a livello logistico che promozionale, ma che ormai è davvero marginale rispetto al nocciolo della questione. La realtà è che sino a una trentina di anni fa questo problema in Italia, e in particolare nel nord est, non esisteva. Poi, dagli anni ’90, è aumentata a dismisura l’offerta, l’accesso all’azzardo a basso costo iniziale e si è attuata una strategia pubblicitaria tambureggiante. Una politica che lo stato ha deciso consapevolmente di lanciare trasformando l’azzardo in un problema trasversale a tutte le generazioni: dai pensionati ai più giovani.
Secondo lei esiste una soluzione?
L’unico provvedimento efficace sarebbe quello di diminuire drasticamente l’offerta e, contemporaneamente, eliminare del tutto la pubblicità altrimenti continueremo, come sempre, a parlare del nulla.