La Vita Cattolica
19 giugno 2014
LA CRISI COLPISCE (FINALMENTE) ANCHE LE SLOT MACHINE. MA ARRIVA UNA NUOVA EMERGENZA EDUCATIVA: LA BABY DIPENDENZA
Gioca all’azzardo anche un minore ogni quattro
Il grave allarme lanciato dalla Consulta nazionale anti-usura. Chiamati in causa i genitori e la stessa scuola. Tutti i dati del Friuli e della regione, dove fa capolino anche la criminalità organizzata, la stessa mafia. Preoccupazione della Caritas
di F.D.M.
Lo sapevate che un minore su quattro è dedito all’azzardo? E che il 33% dei ragazzi scommette con i «gratta e vinci», l’11% frequenta le sale bingo, il 7,8% gioca ai video poker e il 6,9% alle slot machine? Queste percentuali, per la verità, riguardano il contesto italiano. La situazione in Friuli non è così grave, ma non meno preoccupante. A leggere il recente rapporto della Consulta nazionale antiusura si scopre che in Friuli-Venezia Giulia ci sono ben 3199 luoghi in cui si può giocare all’azzardo e 131 le sale gioco, provviste di slot machine. In sostanza abbiamo 36,8 punti d’accesso, di cui una sala giochi, ogni 10 mila abitanti. Si tratta di percentuali più pesanti che nel vicino Veneto, dove i siti da gioco sono 23,57 ogni 10 mila residenti.
Penetrazione della mafia
Un altro dato che allarma è quello della penetrazione della mafia e delle organizzazioni criminali. Su 103 province, Udine è soltanto all’86° posto ma non all’ultimo. E quanto alle ricadute del consumo di giochi rispetto al prodotto interno lordo, in provincia di Udine l’azzardo è pari al 4,13 del Pil. Una quota consistente, destinata purtroppo a crescere. Analizzando la spesa, il rapporto fa sapere che nel 2012 ogni friulano ha speso 111 euro nel lotto (la provincia è a metà classifica tra quelle italiane, precisamente al 52° posto) e 47 euro nel superenalotto. Sommando le due voci, ne vien fuori che nel gioco più popolare i friulani bruciano 158 euro a testa, collocando la provincia nella 41ª piazza italiana. In slot machine la spesa pro capite è addirittura di 775 euro. Per la malavita e la criminalità si presentano, dunque, affari d’oro anche in Friuli. L’indice di mafiosità (omicidi, tentati omicidi, denunce), su una scala di 100, superata solo da Napoli, è intorno allo 0,24, quindi ancora basso, ma non è inesistente. Si aggiunga che il fatturato illecito delle slot machine in provincia è di 4 milioni e 326 mila euro, tale da fiondare Udine al 18° posto nella allarmante classifica delle province italiane. Un minore su quattro in Italia è dedito al gioco d’azzardo. Ecco perché la Consulta nazionale anti usura si permette di scrivere: «Ben vengano altre leggi regionali per arginare ed eliminare questa piaga sociale (finora hanno una legge regionale la Lombardia, l’Emilia Romagna, la Liguria, la Puglia, il Lazio, il Friuli-V.G., la Toscana); ben vengano i provvedimenti sempre più numerosi dei sindaci di città grandi e piccole, che richiedono il rispetto delle distanze delle sale gioco dalle scuole, dai mercati, dalle chiese. Va anche detto, tuttavia, che la crisi colpisce pure questo settore», come ha detto il magistrato Francesco Caleca al convegno di «Libera» a Udine, di cui trattiamo nella pagina accanto. Ecco, infatti, che nel 2013 sono stati spesi in regione un miliardo e 319 milioni di euro in lotto, lotterie, scommesse e apparecchi da intrattenimento, 19 milioni in meno dell’anno precedente (questi sono dati dell’agenzia delle dogane e dei monopoli). Le vincite registrate sono state pari a un miliardo 55 mila euro (l’equivalente dell’1,9% del totale nazionale), mentre nel 2012 erano di poco superiori al miliardo. Nel 2013 la spesa effettiva (soldi spesi meno le vincite) si è attestata sui 264 milioni di euro, corrispondente all’1,6% del valore complessivo italiano (l’anno precedente era invece di 336 milioni di euro). Gli apparecchi da intrattenimento – new slot e video lottery terminal (Vlt) – hanno totalizzato 202 milioni di euro, il 76,8% del totale regionale, un dato superiore del 20% rispetto alla media nazionale (57%).
Gratta e vinci
I gratta e vinci sono la seconda voce in termini di spesa effettiva, con 37 milioni di euro (14% del totale), seguiti dal lotto con 35 milioni di euro (13,3%). La spesa nel bingo è stata di 9 milioni, mentre nelle scommesse sportive si è assestata sugli 8 milioni e nei giochi a base ippica sui 3 milioni. In controtendenza il superenalotto, dove il valore della spesa effettiva nel 2013 è stato in negativo (–30 milioni), poichè sono stati vinti più soldi di quanti ne sono stati giocati. Sono tre, invece, i giochi in controtendenza: le scommesse sportive, con 782 milioni (+11,7%) di spesa effettiva, seguite dal bingo, con 622 milioni (+7,6%) e dal lotto, che lo scorso anno ha registrato il +4,4%, con una spesa di 2,2 miliardi. L’Erario, invece, fa segnare una crescita percentuale dell’1,7% (quasi 8,2 miliardi, contro gli 8 miliardi del 2012). L’azione di contrasto della Chiesa Da anni la Chiesa diocesana, attraverso la Caritas, si adopera per contrastare questa dipendenza, che è più grave di altre, perché tante volte si presenta in modo subdolo. Se al convegno di Libera (vedi la pagina seguente) Rolando de Luca, responsabile del Centro per le terapie di Campoformido ha ammesso tutta la sua rabbia nel constatare la contradditorietà dello Stato, don Luigi Gloazzo, direttore della Caritas, sbotta: «È una battaglia persa, perchè va contro gli interessi dello Stato, che decide le tasse ma al contempo incentiva il gioco». E aggiunge: «Ci troviamo impotenti contro chi sfrutta le debolezze altrui per fare soldi. E poi le slot machine e gli altri simili non si dovrebbero nemmeno chiamare giochi. Il gioco è fatto di relazioni e interazioni tra le persone e non con una macchina. Per chi cade dentro il vortice della dipendenza, a livello psicologico si tratta di una sfida contro la morte che causa profitto a chi la incentiva». Tra il 1998 e il 2012 la spesa delle famiglie italiane per l’azzardo, inteso nelle sue diverse espressioni, ha pesato in modo crescente – come certifica il rapporto della consulta anti-usura – nella composizione dei consumi privati: dall’impiego di 15,8 miliardi di euro (rapportati ai prezzi 2012, applicando i coefficienti Istat sui 24.244 miliardi delle lire della «raccolta» complessiva di azzardo nel 1998), si è giunti agli 88,5 miliardi di euro nell’anno 2012. In termini reali, questo significa che si è moltiplicato di 3,6 volte il volume monetario di consumo lordo in quattordici anni.