Lo sapevate che ogni abitante della provincia di Udine, dal neonato al centenario, paga – ovviamente da ignaro - una tassa di almeno 8 euro l’anno alla criminalità organizzata, quella che gestisce il gioco d’azzardo in Friuli? Criminalità che significa soprattutto mafia. E il ricavo è notevole. Almeno 4 milioni e 283 mila euro: di gioco in nero, ben s’intende. Poco, si badi, rispetto ad altre provincie (Udine, infatti, è all’84° posto), ma sempre tanto, tantissimo. Troppo. Ma è troppo non solo per la rilevanza economica di queste attività illecite. Soprattutto per quella sociale, culturale, morale.
Siano benvenute, pertanto, tutte le iniziative che prevengono le varie forme di dipendenza, dei singoli e delle famiglie, in particolare dei ragazzi, numerosi dei quali sono costretti magari a giocare al poker on line piuttosto che cercare un posto di lavoro, non trovandolo. Iniziative come quelle annunciate sabato 14 giugno, in sala Aiace a Udine, nel corso del convegno «Vite in gioco» organizzato dall’associazione Libera. Silvana Cremaschi, neuropsichiatra e consigliere regionale del Pd, ha annunciato che in apertura del prossimo anno scolastico gli studenti ed i loro insegnanti saranno chiamati ad immaginare un marchio da offrire ai locali pubblici «No slot». Anna Fasano, vicepresidente di Banca Etica, ha informato che sempre in autunno a Udine o in provincia sarà organizzata una manifestazione «no slot» per premiare i bar che non hanno installato le cosiddette «macchinette ». E dal convegno è partita una raccomandazione forte: i friulani facciano le consumazioni solo nei locali pubblici liberi da slot. Per premiarli.
Tanti i giovani che hanno partecipato all’appuntamento di sabato. Un positivo segnale, considerato che soprattutto il poker on line dilaga alla loro età. Il sindaco Furio Honsel, aprendo i lavori, ha parlato di «imbroglio dello Stato». A ragione, perché è lo Stato ad istituzionalizzare lo «spennamento» delle persone e delle famiglie, è lo Stato a controllare, è lo Stato in particolare ad organizzare controlli che la criminalità organizzata aggira troppo comodamente. Ma l’imbroglio è anche economico. Honsel è un matematico e ha scoperto, attraverso le sue analisi, che le vincite non sono quelle che dovrebbero essere, per cui l’accusa allo Stato di «malafede» è quella più leggera che gli va riconosciuta. «L’imbroglio che c’è sotto mi ha letteralmente sconvolto» confessa il sindaco, riservandosi altra occasione per spiegare puntualmente le sue congetture su come la massima istituzione si prenda gioco dei cittadini.
Gioco, appunto. «Il gioco, qui a Udine, come amministrazione noi cerchiamo di promuoverlo, a tutti i livelli, perché offre la massima opportunità di aggregazione. Ma quando lo vediamo inquinato non possiamo che essere preoccupati, allarmati », ha detto.
Un’apertura col botto, dunque, per il convegno introdotto da Francesco Cautero, referente provinciale di Libera, e moderato da Andrea Bellavite che operando a Gorizia ha registrato e, quindi, raccontato, la devastazione di quanti a suo tempo si recavano oltre confine a giocare. Perfino le madri di famiglia, in molti casi le nonne, ancora con la borsa della spesa. Parlare di «piaga sociale» è addirittura considerare contenuto il fenomeno, che in molti casi rappresenta una vera e propria tragedia; si pensi al fenomeno dell’usura che costringe più di qualche imprenditore a mandare all’aria l’impresa, come ben sa la Caritas diocesana, chiamata da anni a fare soccorso pubblico.
Francesco Poto, giornalista e scrittore, autore di «Azzardopoli», ha presentato numeri e storie. Fra i tanti dati citati, ce n’è uno davvero impressionante: il 16% dei minorenni che nel mondo giocano all’azzardo e in particolare al poker on line, è italiano. Ma ce n’è un altro che fa riflettere.
Si è fatto un gran parlare in questi mesi, degli 80 euro di Renzi nelle tasche di 10 milioni di italiani. Bene, oggi in Italia si ha una spesa annua di 2100 euro tra slot, lotto, superenalotto, altri giochi. Gli 80 euro al mese non sono sufficienti neppure per compensare questa perdita. Ma attenzione. Non c’è solo il gioco legale; prolifica quello illegale, con ben 23 miliardi di euro l’anno. Ecco uno dei nodi più pericolosi: la criminalità gestisce già una parte di queste attività, come ha certificato al convegno di Libera il magistrato Francesco Caleca, della direzione distrettuale antimafia di Bologna. Caleca ha spiegato che le organizzazioni malavitose, ramificate ormai in tutte le province italiane, anche in Friuli, puntano – per quanto riguarda le slot – a gestire, truccandole, le schede elettroniche delle 475 mila «macchinette» controllate dallo Stato. Controllate? Si fa per dire, perché i flussi telematici che arrivano ai Monopoli di Stato in tanti casi sono appunto truccati, danno un numero inferiore di giocate rispetto a quelle effettuate. Vincite inferiori, dunque, e anche meno tasse.
Caleca ha raccontato dei sistemi sofisticatissimi con cui operano i tecnici informatici della malavita che, non appena gli esperti dello Stato perfezionano nuove forme di controllo, loro si industriano immediatamente per aggirarle. Analoghi interventi vengono effettuati sul gioco on line, con tante piattaforme operative all’estero che in Italia sono gestite dalla criminalità. Anche in questo caso le vincite sono tutte al ribasso e l’elusione fiscale è altissima, se non addirittura totale.
Il convegno di Libera è proseguito con la relazione di Rolando De Luca, responsabile del Centro di terapia per giocatori d’azzardo di Campoformido, che provocando ha detto di essere stufo di rincorrere lo Stato. E di non sopportare più neppure tante delle iniziative di prevenzione che vengono messe in atto, perché inutili o solo virtuali rispetto all’urgenza di provvedimenti drastici. Insomma, fa capire De Luca, ci parliamo addosso. Lui ha accompagnato 283 friulani fuori dal tunnel, ognuno dei quali si è impegnato in 300, a volte 400 sedute, ma – ha precisato lo psicoterapeuta – «la partita vera non si gioca sull’azzardo», bensì su altri fattori.
Lo testimoniano gli assistiti che, solo per il 4%, negli ultimi 4 anni, hanno abbandonato il campo. La terapia di gruppo, a Campoformido, ha consentito, fra l’altro, a tanti imprenditori in difficoltà a riprendere le redini delle loro aziende e ad impegnarsi serenamente nel cambio generazionale. Silvana Cremaschi, consigliere regionale, ha illustrato la recente legge regionale che lei stessa ha promosso. E che non si limita a tenere lontano le sale gioco dai luoghi sensibili, come le scuole, le parrocchie, i campi da gioco, ma cerca di promuovere nuove sensibilità. E soprattutto prevenzione, magari lavorando sui giovani, sui ragazzi. Ecco perché a settembre gli istituti scolastici saranno coinvolti nella predisposizione del marchio «Slot free», che sarà distribuito a tutti gli operatori che accetteranno questa sfida. Non solo. «La Regione premierà quei bar – conferma Cremaschi – che non faranno leva sulle slot per aumentare il loro fatturato. Li premieremo attraverso le agevolazioni fiscali”. Banca Etica sta promuovendo, in giro per l’Italia, la campagna «Slotmob», la mobilitazione popolare contro le machinette. Anna Fasano, vicepresidente dell’Istituto, ha annunciato che in settembre ci sarà una manifestazione a Udine, durante la quale saranno premiati i baristi che con coraggio hanno scelto di non affidarsi all’azzardo per i loro clienti. E da qui un invito di Fasano a tutti i friulani perché frequentino quei locali pubblici che non hanno le slot. «Prestiamo anche la massima attenzione – ha raccomandato Fasano – alle penetrazioni, più o meno subdole, della criminalità nelle nostre comunità, a partire magari dagli istituti finanziari». Il convegno si è concluso con gli incoraggiamenti di don Marcello Cozzi, vicepresidente di Libera, invitando, fra l’altro, a lasciar perdere il concetto di legalità, perché ormai abusato, e di riferirsi, invece, a quello di giustizia. Le conclusioni operative dell’incontro saranno portate avanti ed implementate dal comitato regionale della campagna «Mettiamoci in gioco», che fa capo non solo al Cnca, ma anche all’Anci, alle Acli, a Libera e a decine di altre organizzazioni.
In Italia l’azzardo è diventato in questi anni di crisi una delle principali cause dell’indebitamento di famiglie e imprese. Tra il 1998 e il 2012 la spesa delle famiglie italiane per l’alea è passata da 15,8 miliardi di euro a 88,5 miliardi provocando, di conseguenza, anche un aumento del ricorso al prestito d’usura; nel 2013 è stata pari a 84.728 miliardi. Questi ed altri dati emergono dalla ricerca «Il gioco d’azzardo e le sue conseguenze sulla società italiana.
Il peso del gioco illegale nelle province italiane», a cura del sociologo Maurizio Fiasco, presentata a Roma nel corso dell’Assemblea annuale delle 28 Fondazioni antiusura associate alla Consulta nazionale, che attualmente seguono circa 8 mila nuclei familiari. All’espansione del mercato del gioco d’azzardo legale corrisponde, in modo proporzionale, quella del gioco illegale (totonero, bische clandestine, scommesse illegali). In altri termini, evidenzia l’indagine, «i due mercati (legale versus illegale) non si separano e non entrano in concorrenza», ma si potenziano reciprocamente «attivando un circolo vizioso».
Le province che assorbono nell’azzardo quote in termini percentuali più alte del reddito privato disponibile (e quindi il denaro delle famiglie) sono in prevalenza quelle delle regioni meridionali, con le eccezioni di Pavia e Rimini. A Pavia il consumo di gioco d’azzardo è l’11,60% del Pil, a Teramo il 9,86. Caserta si attesta al terzo posto con l’8,97, Napoli al quarto con l’8,08. Secondo la ricerca, si tratta dell’offerta «commerciale» diffusa «più capillarmente nel Bel Paese». Passando per 161.252 differenti «sportelli», dei quali 7.346 sono strutture specializzate e dedicate, milioni di cittadini entrano in contatto, nei luoghi e nei tempi della loro vita quotidiana, con almeno una installazione dell’alea «for profit». A dominare il mercato sono le slot machine con il 56% della spesa lorda registrata negli anni 2012 e 2013, pari a 49 miliardi e 700 milioni di euro transitati nei circa 420 mila esemplari di slot machine nel 2012, e a 47 miliardi e 607 milioni nel 2013. La polizia giudiziaria, informa ancora la ricerca, ha tuttavia accertato diversi casi di manomissione dei sistemi di registrazione e trasmissione all’ente di controllo dei dati delle somme effettivamente transitate nelle slot di prima e seconda generazione (Newslot e Vlt).