ANCHE l'Italia fa… Bingo! Sul territorio nazionale hanno cominciato a radicarsi le sale che dovrebbero accogliere gli amanti del gioco. I monopoli di stato affermano che ne sono state inaugurate tre, precisamente a Treviso, Cesenatico e Modena. Una quarta, Roma, è in procinto di essere aperta. Secondo altri, sarebbero una decina le sale che hanno già aperto i battenti. Non c'è, infatti, un monitoraggio del fenomeno. Entro il 13 dicembre, poi, le restanti delle 415 sale della prima tranche avrebbero dovuto inviare ai Monopoli di Stato la domanda di collaudo delle strutture. Una volta avuto l'ok, si procederà con la firma delle convenzioni. Oltre alle 415 sale già citate, se ne aggiungeranno poi altre 380. In questo caso le strutture avranno due anni di tempo per avviare l'attività.


Ma come è strutturato il Bingo? A differenza dei tradizionali concorsi o lotterie, non è lo Stato che gestisce le giocate. Per avere la concessione i potenziali gestori o proprietari di locali hanno dovuto affiliarsi ad una delle società di consulenza che ha fatto loro il progetto di fattibilità, li ha aiutati a presentare la domanda. Tutto questo, ovviamente, a pagamento. Il capitale di una di queste società, per esempio, è composto anche da quote di una nota agenzia di stampa, da una multinazionale spagnola e da altre grandi realtà imprenditoriali. Nel corso di questi mesi si è registrata una vera e propria bagarre da parte di società (anche famose, vedi la Olivetti o il sempre più citato Cecchi Gori) per l'acquisizione di parte del mercato. Per il resto protagonisti sono i singoli gestori, affiliati a Snai, Bingo Snai, Formula Bingo e altre società, secondo i principi tipici del franchising, dove il gestore è proprietario ma queste società forniscono il necessario.


Non sono mancate le polemiche. Da più parti si evidenzia come queste società abbiano dapprima "venduto al venditore" (nel senso che le società hanno fatto lavoro di consulenza agli spiranti gestori, elaborando studi di fattibilità, predisposizione delle domande e progetti di ristrutturazione dei locali) e poi, una volta ottenuta la convenzione, si adoperino per contratti di forniture, concedendo macchinari, arredamenti, disponendo la promozione, ecc…).


Aspetto su cui non si è posta particolare attenzione è quello relativo alla predisposizione di corsi di formazione per animatori di sale Bingo. Corsi destinati a disoccupati, giovani in cerca di lavoro. Corsi ovviamente a pagamento (costo medio: 8 milioni di lire), tranne nel caso di un'unica società, passata tramite il Ministero del Lavoro. In questo caso i finanziamenti statali hanno permesso alle famiglie di non sborsare alcunché per la formazione dei figli.


In questi mesi in tanti hanno posto in evidenza i vantaggi che l'apertura di queste sale porterà in termini economici e sociali. In altre parole: aumento dell'occupazione (le sale hanno bisogno di numerosi operatori, che presumibilmente saranno scelti tra la popolazione giovane), la ricaduta economica positiva per lo Stato e per l'indotto che grava attorno al Bingo. Poco, però, si è parlato delle eventuali ripercussioni negative sul piano sociale. E se è vero che giocare non è in sé un fatto negativo, da censurare, preoccupano tuttavia gli eccessi e le possibili derive.
Questa inchiesta mira a dare spazio alle "voci scomode" degli operatori. A Maurizio Fiasco il compito di "smontare" l'enfasi posta sui benefici del Bingo. Dallo psicologo e psicoterapeuta Mauro Croce e dal responsabile dei gruppi di auto aiuto di Campoformido, Rolando De Luca, altre considerazioni sul gioco d'azzardo e sulle possibili ripercussioni sociali. Mentre in Italia esce il libro "Il gioco & l'azzardo"