ROMA - Come "smontare" il Bingo pezzo per pezzo. Ci prova Maurizio Fiasco, sociologo, attento studioso del gioco e delle sue implicazioni sociali.
"Gli argomenti degli apologeti sono tanti - afferma Fiasco - Ma innanzitutto chiariamo una cosa: in questa partita ci sono dentro un po' tutti i soggetti che fanno opinione, compresa un'importante agenzia di stampa, azionista di una delle società che ha assistito gli aspiranti gestori. Quindi c'è una grossa sproporzione tra le voci del dissenso al Bingo e quelle che lo celebrano. Detto questo, risulta chiaro che c'è un intervento continuo ed insistito sui meriti, per far passare acriticamente una serie di tesi. Il primo argomento citato è il beneficio all'occupazione, poi vengono sottolineati il contributo alla socialità, il contributo alla rivitalizzazione dei quartieri. Poi ce ne sono tante altre, come quella che vede il Bingo come un volano per l'economia e altre ancora".


Vediamole in rapida successione. Partendo dal dato occupazionale.
"Per quanto riguarda il contributo all'occupazione, diciamo che le società che hanno aiutato i gestori a presentare le domande hanno utilizzato un doppio binario di comunicazione. Hanno sovrastimato i benefici della comunicazione esterna e li hanno fatto fatti stimare in maniera congrua nella comunicazione interna, intendendosi per interna il messaggio dato ai loro clienti. Ma tutto è riconducibile alla realtà con un semplice calcolo aritmetico: gli occupati medi di una sala non devono superare le 17 unità. Provi a calcolare 17 per 420 sale e vedrà che l'occupazione non supererà le 7-8mila unità e non 35mila o 40mila come è stato affermato. Sono cifre false e facilmente contestabili. Si consideri poi che di questi posti, una parte è sostitutiva di precedenti occupazioni, con precedenti attività che sono state o disperse o riconvertite. Alla fine il saldo sarà al massimo di 4mila unità".


E dell'effetto volano sull'economia, nonché dei benefici per lo Stato, cosa dire?
"La domanda riversata per giochi e lotterie e cose di questo genere è quella che gli economisti chiamano "moltiplicatore negativo dell'economia". Essa, cioè, non alimenta una domanda di beni o servizi che a loro volta fanno da volano per l'allargamento del ciclo produttivo ma dirotta il tutto verso la dissipazione e verso la fiscalità. Non dimentichiamo infatti che il 58% delle giocate va in tasse, o meglio va allo Stato nelle varie forme (Monopoli o tasse). Questo fa sorgere, secondo me, un problema deontologico con le associazioni di categoria del commercio che si sono messe in questo affare. In questo modo loro non tutelano i loro associati. Ma c'è dell'altro. Qualcuno pone il gioco, e quindi anche il Bingo, come una sorta di fiscalità volontaria. Poiché va ad alimentare le entrate dello Stato, è una forma di prelievo. Ma il fatto che sia volontaria non cancella l'iniquità e l'asimmetria dal punto di vista sociale. Essa si pone come un'imposta regressiva sul reddito: visto che il target dei giocatori è costituito soprattutto da persone non ricche o addirittura povere, accade che il prelievo è inversamente proporzionale al reddito! Chi meno ha più versa. E questa presenta una dubbia compatibilità sociale".
Lei ha parlato anche dell'impatto sui quartieri, nel nome della loro rivitalizzazione.
"Sì, animazione dei quartieri e loro rivitalizzazione. Sono meriti che il Bingo, secondo i promotori, dovrebbe portare con sé. In realtà la sala Bingo è una struttura che accrescerà i pesi in determinate parti dei quartieri. Essa infatti si basa su un'affluenza molto forte di persone, con tutto l'indotto immaginabile. Lo stesso impatto di un supermercato, insomma, o addirittura di più: traffico, congestioni ed altro ancora. Eppoi c'è un altro fatto: in un mondo in cui si tende, per limitare il rischio criminalità, a ridurre la circolazione del contante, avremo 420 punti nelle città dove il contante si concentrerà. Si avrà allora, presumibilmente, un aumento delle azioni di criminalità predatoria. Cosa che viene attentamente valutata negli Stati Uniti tutte le volte che si deve rilasciare un'autorizzazione per una casa da gioco".


Ultimo argomento: la socialità del gioco
"In questo caso si può parlare di "equivoco". C'è chi parla di una tombola in grande. Solo che nella tradizionale tombola il ritmo è disteso, si parla, si scherza, si fanno battute. Il Bingo non è questo. Nelle sale da gioco il gestore, per guadagnare, ha la necessità di far chiudere una partita in tre minuti! Non c'è spazio per commenti o richieste di chiarimenti. Le persone sono bloccate davanti alle loro cartelle e, prossimamente, di fronte ad un monitor. Perché per velocizzare le operazioni, in futuro verrà venduto un codice e il monitor darà le estrazioni. Dunque, un ritmo incalzante, anche perché c'è una soglia di convenienza del gestore al di sotto della quale non si deve andare: devono giocare contemporaneamente almeno 120 persone e la partita non deve durare più di 3 minuti. Se si scende sotto queste soglie il gestore ci rimette.Poi si dirà che lì c'è un ristorante, la nursery e via dicendo. Ma questi non sono accessori bensì veicoli per far entrare il gioco nella vita quotidiana delle persone".


Per concludere: in tutto questo lo Stato che ruolo ha?
"Lo Stato per la prima volta cambia ruolo. Mentre per il Lotto, le lotterie e i concorsi in generale si tratta di una "concessione", dove però tutte le operazioni vengono svolte dall'intendenza di Finanza, nel caso del Bingo lo Stato dà in concessione al gestore tutta la promozione e tutto lo svolgimento dell'attività. Cioè, il bar che raccoglie le puntate e il botteghino del lotto di un tabaccaio fa una cosa sostanzialmente diversa da quella del gestore che ci costruisce un affare sopra. Nasceranno cioè sale da gioco di quartiere e so che già ci sono pressioni per fare in modo che si introducano le slot machine! Il tutto per ampliare la gamma delle offerte e per incassare di più, diminuendo i rischi per le giocate del Bingo a cui accennevamo. Nascono insomma dei casinò di quartiere per poveri. Poi aumenteranno i giocatori a rischio e quindi tutto l'indotto concernente il finanziamento a carattere usuraio e via dicendo. Ma qui si entrerebbe in un contesto ampio, concernente le ripercussioni sociale di varia natura".