Dal 10 agosto 2026 su Change.org circola una petizione con un titolo diretto: chiedere l’abolizione del gioco d’azzardo in Italia. A promuoverla sono famiglie di persone colpite dal problema insieme a tre associazioni, “Agita” di Campoformido, “And” attiva nel Varesotto, “Gruppo Logos” attiva a Salerno. In poco più di un mese hanno raccolto 2.500 firme, senza una vera copertura da parte dei grandi media nazionali (La Vita Cattolica).

Cosa chiedono davvero

C’è un dettaglio che vale la pena isolare dal resto, perché cambia il senso di tutta l’iniziativa. Rolando De Luca, psicologo e psicoterapeuta, fondatore di Agita, ha dichiarato che non chiedono a stampa, televisioni, radio o forze politiche di condividere la proposta di abolizione. Chiedono solo che se ne parli pubblicamente, che il tema arrivi all’attenzione dell’opinione pubblica nazionale, cosa che secondo i promotori oggi non sta succedendo nonostante le dimensioni economiche e sociali del fenomeno di cui parlano da settimane senza risposta.

Questa distinzione raramente compare in campagne di questo tipo, dove l’obiettivo dichiarato è di solito convincere. Qui l’obiettivo è più modesto, e proprio per questo è più difficile da liquidare con un’alzata di spalle.

Il numero dietro la richiesta

De Luca cita una proiezione per il 2026: la raccolta complessiva del gioco d’azzardo in Italia supererà i 180 miliardi di euro, una cifra superiore anche a quella di 165,34 miliardi registrata nel 2025 dal Libro Nero sull’Azzardo di CGIL e Federconsumatori, di cui abbiamo scritto anche noi qualche giorno fa. Dietro quella cifra, dice De Luca, ci sono sofferenze e difficoltà di centinaia di migliaia di famiglie che restano fuori da qualunque bollettino ufficiale, perché nessun report contabilizza il debito accumulato, i matrimoni finiti, le ore di lavoro perse dietro a uno schermo o a una macchinetta. Poi arriva la frase che riassume tutta la posizione del movimento: non è più il momento delle mediazioni.

Nessuno sponsor, nessun ufficio stampa

Duemilacinquecento firme in un mese non fanno notizia nazionale, ma nemmeno sono un numero trascurabile per un’iniziativa partita da tre gruppi locali senza budget di comunicazione, senza uffici a Roma, senza una conferenza stampa convocata per l’occasione. Chi vuole informarsi o partecipare può farlo tramite sosazzardo.it o al numero 338 3945453, oppure firmare direttamente la petizione su Change.org.

Non so se questa petizione arriverà mai a un vero dibattito parlamentare sull’abolizione del gioco d’azzardo in Italia. Ne dubito, visto quanto gettito fiscale lo Stato ricava proprio da quel settore, e quanto raramente una raccolta firme su Change.org si traduce in un disegno di legge discusso in aula. Ma la richiesta di fondo, che se ne parli pubblicamente invece di trattarlo come un tema di nicchia per addetti ai lavori, mi sembra difficile da liquidare come eccessiva.