ROMA - "Il passaggio dai giochi di un tempo a quelli odierni è segnato da un cambiamento netto, radicale. Prima i giochi erano lenti, avevano una ritualità, un'altra soglia di accesso, erano di gruppo. Oltre a ciò, essi cambiavano da zona a zona ed entrare in un "tavolo" non era una cosa semplice nel senso che dovevi essere riconosciuto, c'erano intese e strategie di coppia. Adesso i giochi sono velocissimi, solitari (si pensi ai videopoker), sono semplicissimi. E sono globalizzati, nel senso che non rispondono alle culture locali, ai luoghi. Il Bingo non è più la nostra tombola ma è un gioco uguale in tutto il mondo. C'è stato un passaggio culturale: il gioco adesso è consumo, prima era rito".


Mauro Croce, psicologo e psicoterapeuta, lavora da oltre venti anni nei servizi pubblici per le tossicodipendenze ed è responsabile del Settore educazione sanitaria della Asl 14 di Omegna. Croce è anche membro dell'Alea (associazione per lo studio del gioco d'azzardo) e, per tutti questi motivi, è la persona più adatta a parlare del gioco d'azzardo. La sua riflessione iniziale crea già una cornice entro cui posizionare il gioco d'azzardo e le nuove tendenze in fatto di scommesse. In particolare incuriosisce la nascita e lo sviluppo del Bingo, in procinto di dislocarsi su tutto il territorio nazionale.


Grande euforia per l'apertura delle sale gioco anche in Italia. Più posti di lavoro, tanta voglia di giocare. Nient'altro?
"Beh, sarebbe quantomeno opportuno che si studiasse l'impatto sociale di questo fenomeno. Il problema del gioco d'azzardo è sempre lo stesso: si rischia di essere proibizionisti o antiproibizionisti. Bisognerebbe invece considerare i possibili danni senza limitare il gioco. Nel caso del Bingo significa considerare gli effetti positivi che il Bingo potrebbe avere (che sono positivi ma che potrebbero passare in secondo piano) ed anche le ripercussioni negative sul piano sociale. Ma c'è anche da dire che il trend sembra cambiato e anche il Bingo che sembrava l'Amazzonia, dove per qualsiasi albero piantato veniva fuori una foresta, adesso mi sembra venga considerato con più cautela".


In che categoria di giochi va inserito il Bingo, anche sul piano della rilevanza, o pericolosità, sociale?
"Bisogna distinguere tra giochi pesanti e giochi leggeri. Questo non per demonizzare alcun gioco ma per spiegare che ci sono giochi con proprietà "additive" maggiori di altri. Così come noi che lavoriamo da anni con le tossicodipendenze non parliamo del "drogato" ma cerchiamo di distinguere quello che si fa una "canna" una volta al mese da quello che si buca tre volte al giorno, o un ragazzo solido e strutturato che si avvicina alla canna rispetto ad un altro più debole, allo stesso modo dobbiamo approcciare il fenomeno del gioco. Esistono allora giochi hard e giochi soft. I primi sono quelli che hanno alcune caratteristiche, in particolare la possibilità di "rifarsi" velocemente della perdita. Si crea un circuito tra persona e gioco pericoloso. I giochi solitari, per esempio, che sfuggono al controllo del gruppo, sono più pericolosi. Perché è vero che il gruppo spesso incita a giocare ma altrettanto spesso svolge un ruolo di controllo. Comunque, la base dei giochi pesanti è la possibilità di rifarsi rapidamente: se vado al videopoker e perdo 10mila lire, ne metto altre dieci perché so di poter rientrare subito ma in breve lasso di tempo ne perdo 50. Questo circuito, veloce, che dà l'illusione alle persone di rifarsi, è ciò che caratterizza il gioco pesante".


Il Bingo è tra i giochi pesanti?
"Penso che rientri in questa categoria. Esso, nello stereotipo accettato da tutti noi, è l'evoluzione della tombola. Tutti pensiamo alla tombola, quella giocata a Natale con i ceci. In realtà è un gioco elettronico velocissimo e quindi rischia di cadere nella categoria hard".


Ritmi veloci, prevalenza del fattore economico. E' questo che ha sconvolto il gioco e la passione degli italiani?
"Un pensionato passava le giornate a giocare a briscola con gli amici e alla fine si pagavano un caffè, dopo essersi divertiti, presi in giro, creato 'strategie'. Oggi lo stesso pensionato è venuto a parlarmi perché si è trovato a giocare al videopoker e perde soldi senza divertirsi, oltretutto con una bassa stima di se stesso. Mi ha detto: 'mi vergogno a farmi vedere lì'. E' questo il passaggio problematico: il gioco prima concepito come attività sociale, rituale, condivisa e a "somma zero", vale a dire giochiamo in quattro amici e i soldi rimangono tra di noi. Oggi, invece, ha caratteristiche e, di conseguenza, una "pericolosità" e un peso sociale maggiore. Attenzione: non si può eliminare i giochi e non è neanche giusto. I giochi possono avere anche una funzione positiva per molte persone, una funzione di svago. Ed allora bisognerebbe stabilire soglie di accesso diverse per i diversi giochi. Perché per andare al Casinò bisogna andare là, presentare il documento di identità, essere registrati e via dicendo e per giocare al videopoker chiunque, maggiorenne o minorenne, può giocare anche al bar sotto casa?

Tornando al Bingo, perché non si fanno studi di impatto sociale su questo gioco? Perché laddove si posiziona una sala Bingo non c'è uno studio di impatto sociale? Perché non si comparano gli eventuali aspetti positivi con i costi da pagare (persone e famiglie che chiederanno aiuto, usura, ecc…)? Nessun rischio? Benissimo, andiamo avanti. In caso contrario pensiamoci bene. Non si vede cosa è successo o cosa succede negli altri Paesi. Ci si divide sempre con considerazioni emotive o morali".
O di convenienza…
"Già. Si vede solo un aspetto del Bingo. Le persone hanno trovato lavoro e, magari, la pizzeria davanti alla sala ha moltiplicato il proprio volume di affari. Cose di questo genere. Ed io, magari sindaco di una città, dico che è una buona soluzione! Dall'altra parte vedo la moglie di un giocatore che viene da me a dirmi che il marito si è rovinato e la famiglia si è indebitata e allora giù con giudizi e richieste di provvedimenti. Il fatto è che il Bingo è entrambe le cose!".