Un'"adeguata quota delle vincite non riscosse" e un "pari contributo da parte dei gestori delle attività di gioco" deve essere devoluto dallo Stato alle attività di prevenzione del gioco d'azzardo patologico. Lo chiede con forza il comunicato conclusivo del secondo convegno nazionale sul tema "Auto aiuto e terapia per giocatori d'azzardo e le loro famiglie in Italia: esperienze e prospettive" in programma a Campoformido sabato 15 dicembre su iniziativa di Agita (Associazione degli ex giocatori d'azzardo e delle loro famiglie) di Campoformido, della Caritas diocesana di Udine e con il patrocinio della Regione, del Comune di Campoformido e di Alea (Associazione per lo studio del gioco d'azzardo di Siena).
A cosa servirebbero questi fondi? I gruppi di terapia e auto aiuto per i giocatori d'azzardo sono convinti che il gioco renda a Stato e privati solo perché nel conto non si sono messi i danni che provoca e i costi della prevenzione (per questo, ad esempio, Olanda e Inghilterra stanno rivedendo la loro impostazione liberista in materia di gioco. Chiedono perciò "campagne d'informazione, sensibilizzazione e prevenzione rivolti in particolare alla popolazione giovanile", per promuovere un'adeguata cultura del gioco che prenda anche in considerazione i suoi rischi. Si pensa inoltre ad una "rete di referenti" istituzionali, del privato-sociale e liberi professionisti "in grado di contenere gli aspetti problematici" dell'azzardo, oltre che ad avviare iniziative di aggiornamento per operatori già impegnati nel campo delle dipendenze, ma anche per gli operatori delle agenzie di gioco (casinò, tabaccherie, ricevitorie, bar, sale giochi) "affinché possano intervenire in prima istanza nel contenimento delle forme autodistruttive di gioco". Si chiede anche di istituire un numero verde a livello nazionale con operatori professionisti in grado di dare assistenza telefonica, informazioni corrette e riferimenti in sede locale. E gli esperti suonano anche il campanello d'allarme sul fenomeno bingo (è prossima l'apertura delle prima sala da gioco anche in Friuli, a Cervignano), che secondo l'esperienza di altri paesi, "richiede urgenti atti normativi per contenere i potenziali di rischio".
Ma qual è il senso di questo confronto tra esperienze diverse di lotta alla dipendenza da azzardo? "Gli approcci sono due: terapia o auto aiuto - spiega il dott. Rolando De Luca, psicologo e psicoterapeuta dell'équipe di Campoformido - Con entrambi si possono fare cose buone, ma a Campoformido abbiamo scelto la terapia, perché siamo convinti che sotto al problema del gioco d'azzardo si nascondano tutta una serie di situazioni personali e familiari che vanno analizzate a fondo. La terapia non risolve solo i problemi economici contingenti delle famiglie e i problemi relazionali. La terapia non toglie solo i sintomi ma affronta la causa dell'azzardo, il desiderio inconscio di perdita, di demolizione, di ricerca dell'onnipotenza". Il convegno di Campoformido si svolge anche sotto il segno di una grande consapevolezza dei limiti attuali dell'intervento: "Purtroppo noi interveniamo solo quando il disastro è già avvenuto e riusciamo a intervenire su una percentuale di disastri che è praticamente nulla. È come se volessimo approvvigionare una città di 500 mila abitanti con soli 5 distributori di benzina. Le famiglie dei giocatori d'azzardo difficilmente chiedono aiuto. Comunque ci sono esperienze che stanno nascendo, come a Varese, altre più strutturate, come a Bolzano. Quella di Campoformido è l'unica ad aver sviluppato un lavoro di rete tramite l'associazione "Agita", che non ha uguali al mondo: ex giocatori d'azzardo e familiari intervengono attivamente sul problema del gioco dal punto di vista sociale, politico e scientifico, mostrando la loro faccia e dimostrando che si può uscire dal tunnel del gioco d'azzardo e tornare ad essere cittadini normali".
Il programma del convegno prevede alle ore 9 i saluti del presidente della Giunta regionale, Renzo Tondo, del sindaco di Campoformido, Pietro Fontanini, e gli interventi di Marco Rizzi (presidente di Agita) e don Luigi Gloazzo (direttore della Caritas diocesana di Udine). Quindi si aprirà una tavola rotonda, coordinata da Riccardo Zerbetto, presidente di Alea, con Rolando De Luca (psicologo e psicoterapeuta dell'èquipe di Campoformido, Bernardo Spazzapan, del Sert di Gorizia, e i rappresentanti dei Giocatori anonimi e di altre esperienze di terapia e auto aiuto di Bolzano, Varese, Trento, Verona e Reggio Emilia. Dopo il pranzo - offerto dalle associazioni di Campoformido -, alle 15 la presentazione in prima nazionale del libro "Il gioco&l'azzardo: il fenomeno, la clinica e le possibilità d'intervento", edito dalla Franco Angeli editore. Segue la presentazione degli atti del 1° convegno nazionale e alle 15.30 una tavola rotonda su "Come cambiano le famiglie senza il gioco d'azzardo".