UDINE. Nell'ultimo decennio la passione del gioco si è diffusa a tal punto nel nostro Paese da coinvolgere, almeno una volta nella vita, l'80% degli italiani. Per il 3% di questi amanti della Dea bendata il brivido dell'azzardo è diventato patologico, al punto da scatenare una vera e propria dipendenza, dalla quale è molto difficile liberarsi da soli. Proprio per aiutare chi ne ha bisogno ad uscire dal tunnel, nel 1995 è nato a Campoformido, in provincia di Udine, un Centro terapeutico per il recupero dei giocatori d'azzardo.
L'iniziativa si è concretizzata grazie all'idea lanciata dal dottor Rolando De Luca, uno psicoterapeuta che da sette anni segue pazienti colpiti dal problema. Il Comune di Campoformido ha contribuito mettendo a disposizione una sala e un numero di telefono 0432/728639 (il Centro dispone anche del sito Internet www.sosazzardo.it). Nel 2000 si è infine costituita l'Associazione degli ex giocatori d'azzardo e delle loro famiglie, che ha sede nella stessa località friulana, in via Largo Municipio 7.
Al Centro operano cinque gruppi terapeutici, seguiti da un'èquipe diretta da De Luca e composta anche dai colleghi Marina Ponton, Tiziana Collevati, Ebe De Monte e Marilena Zoccolan. «Attualmente abbiamo in cura 120 pazienti, trattati insieme ai loro familiari» spiega il dottor De Luca «la loro patologia coinvolge infatti l'intero nucleo di provenienza, che dunque dev'essere analizzato insieme al giocatore per poter tracciare un profilo corretto di quest'ultimo e le dinamiche di interazione con i suoi cari. Alcune sedute sono anche singole».
«La terapia» prosegue De Luca «dura tre anni, per un totale di 150 incontri con cadenza settimanale. La parte più difficile per i soggetti coinvolti, giocatore e parenti, è accettare di entrare nel percorso diagnostico, perchè la tendenza iniziale è di negare il problema o di far credere di poterlo tenere sotto controllo. Una volta entrati in terapia, si può arrivare alla"guarigione"».
Il 90% dei pazienti trattati ha infatti smesso di giocare, mentre il 10% lo fa in maniera molto minore. Il 30% dei giocatori che contattano il Centro abbandonano la terapia (dopo la prima seduta) e ricadono nel vizio. Una tentazione che attira per il 75% dei casi gli uomini e per il 25% le donne. La fascia più colpita comtempla i soggetti compresi tra 40 e 50 anni, mentre il 51% di tutti gli utenti del Centro è vittima del casino. Il 21% predilige i cavalli, il 15% il lotto e il 13% i videopoker. Il 73% sono lavoratori autonomi. Tutti chiedono aiuto quando ormai sono ridotti sul lastrico.
Sono più a rischio le persone insofferenti alla noia, incapaci di prevedere il rischio e desiderose di sensazioni forti, le donne reduci da un lutto o i soggetti desiderosi di socializzare (funzione assolta dal «Bingo»).