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01 marzo 2002
Ne sono attratti l'80% degli italiani
La febbre del gioco
Il gioco ha decisamente contagiato gli italiani. Nel 2002 spenderanno cinquantamila miliardi. Molte sale gestite dalla criminalità organizzata. Il gioco nel suo aspetto patologico.
di Peppe Iannicelli
Gli italiani spenderanno nel gioco cinquantamila miliardi di lire. Una cifra da brivido che equivale ad un quarto del debito pubblico nazionale o ad una manovra finanziaria particolarmente impegnativa per l'amministrazione dello Stato.
Il dato emerge da una ricerca condotta dall'Agita l'associazione che raccoglie gli ex-giocatori d'azzardo e le loro famiglie. Dopo aver sperimentato le drammatiche conseguenze del gamblerismo, così viene definita la malattia del gioco mutuando il termine dalla lingua inglese (gambler, giocatore), un gruppo d'uomini e donne hanno deciso di fondare l'associazione con il duplice scopo di aiutare le persone in difficoltà e sviluppare progetti di sensibilizzazione socioculturale ed iniziative politiche ed educative tali da prevenire la febbre del gioco ed i suoi effetti devastanti sulla persona e le famiglie.
Malattia sociale
La metodica di recupero del giocatore d'azzardo è fondata sull'auto-aiuto con gruppi comunitari che, guidati da un terapeuta supportato da psicologi ed assistenti sociali, permettono ai giocatori incalliti di socializzare il loro problema e di sviluppare delle dinamiche virtuose di ricostruzione della persona e delle sue relazioni umane, sociali ed economiche. La metodologia adottata è in larga parte simile a quella utilizzata per il recupero dei tossicodipendenti e degli alcolisti in quanto anche il gioco genera meccanismi analoghi di dipendenza e finisce per essere l'aspetto emergente -come appunto l'alcool e la droga - di un più generale disagio sociale e personale.
L'Agita, che ha sede a Campoformido in provincia di Udine (0432.728639 sito web), ha cominciato una campagna nazionale di denuncia contro "l'espandersi di comportamenti orientati verso forme di gioco d'azzardo nelle società evolute ed il vertiginoso diffondersi anche in Italia di forme di gioco d'azzardo anche nelle modalità promosse dallo stesso Governo".
Il riferimento ai viedopoker, al lotto e superenalotto le cui estrazioni sono trasmesse in diretta TV ed alle Sale Bingo che in tante città ha sostituito le emozioni del cinema con quelle delle estrazioni è quanto mai evidente.
L'Agita a tale riguardo sottolinea "l'urgenza di recepire l'indicazione dell'Organizzazione Mondiale della Sanità che vede nel gioco d'azzardo compulsivo una forma morbosa chiaramente identificata e che in assenza di misure idonee d'informazione e prevenzione può rappresentare un'autentica malattia sociale".
Grossi rischi
Queste le richieste dell'Agita al governo ed ai gestori del gioco d'azzardo.
E' necessario esercitare un forte stimolo nei confronti delle Autorità governative affinché riconoscano i potenziali di rischio collegati al diffondersi di tali comportamenti in fasce d'età tradizionalmente non esposte, favorendo la promozione di un'adeguata cultura del gioco.
Più in particolare si chiede l'istituzione di un numero verde nazionale composto da professionisti in grado di dare assistenza telefonica a situazioni di difficoltà ed informazioni corrette sul tema specifico, l'avvio di iniziative di aggiornamento per operatori già impegnati in ambiti simili e per operatori delle agenzie di gioco (casinò, tabaccherie, ricevitorie, bar, sale giochi) affinché possano intervenire nel contenimento delle forme autodistruttive di gioco coerentemente alla filosofia del gioco responsabile già adottata con successo in altri Paesi europei anche con il sostegno degli stessi gestori delle attività di gioco, urgenti atti normativi su video-poker e sale bingo per contenerne i potenziali di rischio già verificati in altri paesi europei.
Per avviare questo programma si propone di dare una finalità sociale ai fondi ricavati dalle attività di gioco.
P. Massimo Rastrelli
LE SALE BINGO FAVORISCONO L'USURA
Padre Massimo Rastrelli punta l'indice contro le Sale Bingo, la similtombola d'importazione che sta diventando il nuovo divertimento preferito dai giocatori d'azzardo italiani.
L'ideatore ed animatore della Fondazione antiusura "Don Giuseppe Moscati" non usa mezzi termini per descrivere i pericoli insiti nella diffusione di questo gioco nel nostro Paese.
"Le Sale Bingo andranno certamente a favorire l'usura. Da qualche mese sono state aperte ed abbiamo cominciato ad osservarne i frequentatori. Si tratta - sostiene il gesuita - soprattutto di pensionati con un ridotto budget familiare. Quando i pochi soldi destinati alla spesa quotidiana vengono giocati e persi, diventa quasi inevitabile ricorrere agli usurai per andare al mercato, pagare le bollette, le medicine e l'affitto di casa".
Padre Massimo Rastrelli cita anche qualche episodio già avvenuto nel Trevigiano dove alcune famiglie, finite nelle mani degli usurai per le perdite al bingo, si sono rivolte ai collaboratori del religioso per ottenere un aiuto.
"Le Sale Bingo attraggono specialmente i pensionati che hanno molto tempo libero e disposizione. Di giocata, in giocata anche soltanto con tremila lire a cartella per una partita della durata di dieci minuti è molto facile rovinarsi, perdere i pochi soldi della pensione e diventare inesorabilmente vittime dell'usura. Il Centro Nazionale antiusura ha calcolato che mediamente una persona perde al bingo tra le venticinque e le trentamila lire ogni mezz'ora. Non inganni pertanto la pubblicità ed il carattere rassicurante che i promotori vogliono dare alle puntate. Il Bingo è un vero e proprio gioco d'azzardo. In dieci anni la Fondazione Moscati ha curato quattromila persone, ma dobbiamo stare attenti a prevenire tutto quello che possa favorire il dilagare ulteriore del fenomeno".
Il campanello d'allarme suonato da padre Massimo Rastrelli trova riscontro anche nell'esperienza dei Paesi anglosassoni, dove migliaia di persone hanno rovinato la propria vita, le proprie famiglie, la propria azienda per inseguire la fortuna al Bingo.
In America, Brasile, Gran Bretagna esistono, a dimostrazione della pericolosità del fenomeno, numerose associazioni di volontariato d'ispirazione cattolica che si occupa del recupero dei gambleristi.
Testimonianza di Maria Andria
E' TUTTO QUI?
Storia di una schiava dei videopoker
""Nel bar ci sono stata più di otto ore. Giocavo come un automa. Se lancetta di fermava sul due c'era il raddoppio, se si fermava sul tre o sul quattro si triplicava o quadruplicava. Spesso usciva lo zero e perdevi tutto. Per otto ore avevo bevuto soltanto caffè ed acqua, vomitando tre volte nella sala attigua al gioco. Volevo mangiare un tramezzino, ma non avevo più nemmeno mille lire. Un gruppo di miei ex alunni mi vide in quelle condizioni. Mi offrirono un caffè caldo, un panino ed una ricarica del videopoker. Ho capito a quel punto di aver toccato il fondo".
Maria Andria, 55 anni insegnante di Giffoni Valle Piana in provincia di Salerno, descrive così il gorgo della dipendenza compulsiva da videopoker. Si era avvicinata alle macchinette per tentare di sfuggire alle fobie della depressione, ma ha finito per dilapidare tutti i suoi averi con un impulso irrefrenabile. Ha raccontato la sua drammatica esperienza in un libro "E' tutto qui?" che descrive con chiarezza la progressiva distruzione delle sua vita, dei suoi rapporti familiari, del suo lavoro a causa del gioco.
Alla luce della sua esperienza ritiene che specialmente le giovani donne siano a rischio nei riguardi dei videopoker. Ad esse si rivolge esortandole a curarsi e ad amare la vita. Allo Stato chiede di vietare realmente che le macchinette possano assegnare premi in denaro. Se davvero in palio ci fossero soltanto le consumazioni al bar - sostiene Maria Andria - finirebbe immediatamente l'incentivo al gioco. Purtroppo ci sono tanti gestori disonesti che sfruttano la debolezza dei giocatori compulsivi.