Di questi ben 30 mila vivono nel Nordest, dove, tra lotto, sale scommesse, videopoker e, soprattutto, casinò italiani e sloveni, c'é solo l'imbarazzo della scelta. Insomma, ci mancava solo il bingo. Sono oltre 400 le sale già attive o prossime all'apertura. E presto arriverà un'altra ondata di 380 sale. Con una sorpresa: contro ogni previsione I giocatori più assidui sono I giovani sotto I trent'anni.
"Non sono sorpreso - afferma don Gianni Fazzini -. I giovani sono attratti perché è stato rovinato il rapporto con I beni: c'è una sovrabbondanza che copre un vuoto di progetti di vita". Don Fazzini può essere definito un esperto in materia: oltre ad essere da tempo impegnato nel progetto "Bilanci di giustizia" dei Beati costruttori di pace, è anche parroco di Ca' Noghera, il paese dell'entroterra veneziano dove sorge la sede "casual" del Casinò di Venezia. Spiega: "Di casi tragici, di gente che si rovina, ne vedo di continuo". Conferme del feeling tra giovani e bingo arrivano anche dall'Agita di Campoformido (Udine), associazione che sostiene anche a livello terapeutico gli ex gocatori d'azzardo. Spiega lo psicoterapeuta Rolando De Luca: "E' ancora presto per fare un bilancio, il primo bingo ha aperto in Italia solo quattro mesi fa, ma dai monitoraggi che facciamo anche noi abbiamo la percezione di un grosso afflusso di giovani nelle sale". Bisognerà aspettare ancora un po' per capire se si tratta di una semplice curiosità per la novità o di un dato in effettiva controtendenza rispetto a paesi come Spagna, Gran Bretagna e Canada, dove il bingo attrae soprattutto anziani e casalinghe. "Bisogna vigilare su questa tendenza - prosegue De Luca -. Noi dell'Agita I giovani li vediamo poco, l'età media delle persone che si rivolgono a noi è 40-50 anni: arrivano a noi quando sono rovinati del tutto. Siamo funzionali al sistema dell'azzardo, facciamo in pratica da becchini".
Cosa fare? Un ruolo importante può essere svolto dalla Chiesa. Per don Fazzini "la Chiesa deve riprendere in mano l'educazione economica, lavorare sul rapporto giovani-economia, rifacendosi al messaggio di Gesù che al giovane ricco diceva di vendere tutto, di rivedere completamente il suo rapporto con I beni. Anche nei corsi per fidanzati bisogna dare centralità all'aspetto economico". E a chi accusa le parrocchie di non saper proporre attività concrete ai giovani, di non saper contrastare le mode come il bingo, don Gianni risponde: "E' finito il tempo della Chiesa-chioccia che teneva sotto di sé I pulcini, che univa intere nazioni: la Chiesa deve ripensarsi come guida coraggiosa per I pochi che vogliono seguire il Signore. E lo deve fare con mezzi poveri, con una pastorale povera, non basata su cinema, sale giochi, discoteche, ma su valori profondi".
Più pessimista De Luca: "Per fare quello che facciamo ci vuole una passione enorme, perché a livello ambientale ci é tutto contro. E' tutta un'illusione: il giocatore si illude di controllare il gioco, I famigliari si illudono di controllare il giocatore, le istituzioni si illudono di controllare I danni. Ma è come pensare che un tir che mi travolge a cento al'ora mi faccia solo qualche graffio perché ho l'airbag". In un contesto del genere l'arrivo del bingo proprio non ci voleva: "Guardando alle esperienze degli altri Stati, sappiamo già che il 10% di coloro che oggi entrano in una sala bingo domani saranno giocatori patologici. Senza contare che sappiamo già di persone che, non potendo entrare nei casinò perché segnalati, si sono tuffati sul bingo". Per conoscere meglio e per contattare in forma anonima Agita è possibile visitare il sito www.sosazzardo.it. Da poche settimane è in vendita il libro di Silvana Mazzocchi "Vite d'azzardo" (ed. Sperling&Kupfer), raccolta di 15 storie vere di giocatori che si sono rivolti all'associazione di Campoformido. Leggendo di una vicenda simile alla propria è forse più facile trovare la forza per chiedere aiuto.