Sarà la signora col caschetto biondo e la sigaretta strizzata tra le labbra? O sarà quell'uomo di circa sessant'anni che tamburella con il pennarello blu sul tavolo rotondo? Chi di loro ritornerà anche domani e domani ancora alla nuova sala Bingo di Martignacco, comprerà 300 mila lire di cartelle al giorno e, in nel tempo sarà costretto a vendere un appartamento, a cedere parte della sua azienda, a rinunciare alla sua macchina?
Non sa dirlo proprio chi sarà, il dott. Rolando De Luca, psicologo responsabile del Centro di terapia di Campoforrmido e tra i fondatori dell'associazione Agita che raccoglie ex giocatori d'azzardo e i loro familiari. Ma è certo che qualcuno sarà.


È infatti statisticamente provato. Uno studio condotto dal National opinion research center che fa capo all'Università di Chicago ha dimostrato che il gioco del bingo ha effetti patologici sul 10% dei giocatori. Giocatori occasionali diventano giocatori compulsivi.
Ma bisogna vedere per credere. Perché quello che stupisce è che nulla farebbe a prima vista sembrare un luogo pericoloso quella saletta comoda e ovattata dove per iniziare a giocare bastano tremilalire, 1,55 euro.

Ore 17.00. Il salottino di casa
Ecco perché entriamo in tre nella hall della "Prima sala Bingo della Provincia di Udine", al primo piano del Centro commerciale Città Fiera. È il giorno del debutto. Accanto a me ci sono il dott. De Luca e il vicepresidente dell'associazione Agita. Lui ne sa qualcosa di dipendenza. Perché ci è uscito definitivamente. Ma ha toccato anche il fondo. Un miliardo perso al casinò. Ora il suo tempo libero lo impegna ad aiutare altri che vivevano come lui.
Non sono quattro occhi qualunque, quelli che osservano quella sala da 300 posti.
La giocata non è ancora partita e l'accesso in sala è dunque libero. Luci soffuse direzionate ai tavoli rotondi, una calda moquette, monitor incastonati nella boiserie di legno. L'ambiente è curato e accogliente. "Le sale bingo - spiega De Luca - sono tutte conformate appositamente sulla socializzazione e rispecchiano gli ambienti della cafetteria, della ristorazione, della gelateria, hanno funzione di attrare il maggior numero di persone e non sono riconducibili a quelli del gioco d'azzardo, ritenuti disdicevoli. Conformate per la socializzazione, le sale attrarranno i pensionati, fasce deboli e marginali di giovani e disoccupati. Il bingo vuole mietere vittime tra pensionati e casalinghe".

Ore 17.15. Non vola una mosca
I 320 posti sono quasi tutti pieni. Ci sono coppie di mezza età, signore sole, qualche tavolo interamente occupato da una compagnia di ragazzi. Ma la gran parte sono persone che superano la cinquantina d'anni.
"Certo - osserva De Luca - questo non è un gioco d'azzardo che piace ai giovanissimi, loro preferiscono il videopocker, giochi più tecnologici. Nelle persone più anziane, invece, c'è il fasullo ricordo delle tombole di paese che si giocano sotto le feste natalizie. Ma questo non ha nulla a che vedere. Guardi - fa notare - , adesso estraggono i numeri. Senta se vola una mosca. Alla faccia della socializzazione. Tutti lì fissati con gli occhi, mica come alle tombole di paese, dove si strilla, si chiacchera, si scherza nel frattempo. E sa perché? Perché non si gioca "per il montepremi", si gioca per giocare. Qui è diverso, c'è il miraggio della vincita, seppur esigua e che anche se arriva, non risolve la vita a nessuno".

Ore 17.30. Talismano cercasi
Ci sediamo ai tavoli rotondi. In mezzo c'è un monitor dove passano i numeri per chi si distrae e perde la "chiamata" dello speaker. Un po' di pennarelli che sono lì al posto dei fagioli. Un portacenere. "E meno male, che nei luoghi pubblici non si può fumare - osserva De Luca -. Ma del resto, spesso i giocatori sono anche accaniti fumatori. Due dipendenze per i quali è lo Stato stesso a offrire in regime di monopolio l'offerta".
Personale di sala cammina tra i tavoli. C'è chi prende le ordinazioni - un caffé costa un euro, una coca cola un euro e 80, un po' caretti, dunque, ma il servizio è puntuale - e chi le giocate. Appena l'addetto di sala arriva per chiederci se desideriamo acquistare delle cartelle, una signora sui 45 anni si fionda al nostro tavolo e chiede indispettita: "Perché lei non è ancora passato al mio tavolo, prima ho fatto cinquina e vorrei che fosse lei a rivendermi le cartelle".
Ma non è possibile. Ogni venditore ha la sua "zona".
"Ecco - afferma De luca - questo è il tipico atteggiamento irrazionale. Si tenta di controllare la fortuna, accaparrandosi una sorta di talismano. Ma la fortuna non si controlla. Questo è un gioco d'azzardo ad estrazione continua, ripetitivo e ipnotico. Non esiste nessuna abilità da parte del giocatore. Non ha né cuore né anima".

Ore 18.00. Solo tremilalire
Compro la mia cartella. Costa tremila lire, 1.55 euro. Ma sono una delle poche che ne ha comprata una sola. Di solito se ne prendono tre al colpo (ma si può arrivare fino a 100, a controllare la vincita ci pensa un computer).
Sopra c'è la pubblicità del lotto, che consiglia di non darsi per vinti. Se al bingo i numeri della cartella sono andati male, si può sempre tentare di riciclarli sulle ruote del lotto e chissà, magari è la volta buona.
"Buona è di certo per chi incassa le giocate - speiga De Luca -. Funziona così: la somma da distribuire in premi in ogni partita è costituita dal 58 per cento dell'importo ricavato dalla relativa vendita delle cartelle (più sono più alto il premio, dunque) con l'attribuzione dell'8% al premio della cinquina e del 50 per cento al premio del Bingo".
Ma attenzione. Scende il silenzio. Pennarelli alla mano. Si procede all'estrazione dei 90 numeri che roteano nell'urna.
Passano non più di una manciata di minuti e viene chiamata la prima cinquina, dopo poco ecco lo strillo del bingo. Tutto qua? Nemmeno ti accorgi di aver giocato.
"L'estrazione più avanti procederà ancora più veloce. La partita si esaurisce subito. I tempi limitati non consentono al giocatore di razionalizzare la frustrazione della perdita, e questa servirà così da incentivo a giocare di nuovo per raggiungere risultati migliori".

E poi che si vince?
Vince la cinquina la cartella 0840. Io ho la 0839. E tutti cominciano a fare grandi congetture. Bastava poco...Forse con la prossima. E via così, per ottenere l'ambito bingo. Ossia 423 mila lire. La cinquina ne ha pagati 65 mila lire. Insomma, briciole.

"Sono sotto di 200 mila lire,
ma non me ne importa nulla"
Sono "sotto di duecentomilalire, ma non me ne importa nulla. Continuo a giocare perché mi diverto e non mi piace chi mi fa notare che si tratta di un divertimento stupido e pericoloso. A me sta bene così. Sono soldi ben spesi".
V.P., arriva da un paese del Medio Friuli ed è incollata alla poltrona dalle 15.30 del pomeriggio, quando le porte della sala si sono aperte. Ha fumato pacchetti di sigarette e non stacca gli occhi dalle cartelle. Occhi febbrili e opachi allo stesso tempo.
Non sono tutti come lei, ai tavoli di Martignacco.
Certo ci sono anche gruppetti di giovani che ridono e scherzano e dopo due "giri" se ne vanno. Annoiati, forse. Non sentono il fascino di un gioco senza cervello. Non hanno bisogno di trovare un posto dove fare quattro chiacchere con amici, arrivano già in gruppo. Sono venuti solo a provare.
E c'è chi come la coppia Claudio e Sandra, di Udine, 58 e 54 anni, ci passa qualche oretta prima di andare a cena. "Ma sì - dicono -, facciamo due giri con una cartella sola e se va bene ci paghiamo la cena fuori stasera. Non credo che ci sia niente di pericoloso e disdicevole, in fondo assomiglia alla tombola del paese. Anche qui si fa amicizia".
Ma la conversazione cade subito. Inizia l'estrazione. Pennarello alla mano, la coppia spunta i numeri. Ma si spazientisce subito. La cartella di prima era meglio. Azzardo: "Forse sono io che vi porto sfortuna, me ne vado subito".
Esplicito sguardo in tralice. Forse no, pensano, ma se fosse, meglio non rischiare. Alla faccia della socializzazione.

Servizi di
Elisabetta Pozzetto


Agita-Campoformido(Ud)
"Non ce l'ho con gli imprenditori, quelli fanno il loro lavoro. Ce l'ho con lo Stato che crea un'offerta di gioco d'azzardo di massa. Non posso prevedere l'impatto che avrà l'apertura di queste sale sui friulani, ma è certo che l'eccesso di giochi d'azzardo cattura la sua parte più debole, esponendola a patologie di dipendenza e ossessione, nonché alla dedizione di capitali maggiori di quelli posseduti".
Il dott. Rolando De Luca non ha dubbi sull'impatto dell'apertura delle nuove sale bingo. Che tra poco cresceranno come funghi. Prossima è l'apertura di quella in viale Palmanova, e poi arriverà quella nell'ex birreria Dormisch da 1200 posti. Cervignano che ha aperto a Natale va già alla grande. Le giocate vano avanti come un treno, velocissime. Più giocate, più incassi.
Lunedì 14 gennaio, il giorno dell'apertura della sala al primo piano del Centro commerciale città Fiera di Martignacco, il dott. De Luca, assieme al vicepresidente dell'associzione Agita, accetta di accompagnare "la Vita Cattolica" in un reportage che vuole entrare dentro vizi, manie, storie e tragedie che ruotano dietro a questo" gioco d'azzardo" per le famiglie.
Nata il 25 maggio 2000, Agita, l'Associazione degli ex giocatori d'azzardo e delle loro famiglie con sede a Campoformido nasce per trovare una strategia terapeutica che consenta di raggiungere e mantenere l'astinenza dal gioco d'azzardo e riscontrare a lungo termine (anni) risultati positivi. Dal 1995 De Luca segue gruppi di terapia. Il comune di Campoformido ha patrocinato l'iniziativa mettendo a disposizione una sala per gli incontri dei gruppi terapeutici e un recapito telefonico cui tutti possono rivolgersi se interessati o coinvolti nel problema. Attualmente i gruppi di terapia sono quattro (oltre a una comunità terapeutica) e coinvolgono tra giocatori d'azzardo e familiari un centinaio di persone.
Ma De Luca, a chi dice che il bingo è un'operazione comerciale come un'altra e che tra l'altro offre posti di lavoro, lei che risponde? "Che senso ha occupare tot persone e ridurne sul lastrico altrettante? - si chiede il fondatore di Agita - Questo è già accaduto in tutti i paesi dove il bingo è già presente. L'indagine Eurispes del luglio 2000 sul gioco d'azzardo in Italia afferma che ci sono in ballo da 36 mila a 50 mila posti di lavoro. Come se in uno dei dette paesi più industralizzati del mondo non ci siano altre forme d'occupazione oltre a quella di gestire l'azzardo". Ma certo, così è più comodo ed economicamente meno rischioso".