Erano dodici le domande presentate da imprenditori e società della provincia di Udine per ottenere una delle 4 sale che davano diritto ad aprire una sala Bingo, un investimento ritenuto sicuro, visto che il patrocinio del nuovo gioco di massa era niente meno che dello Stato.
Le domande udinesi avevano superato il primo visto di conformità. Poi, l’attento controllo dei funzionari aveva dato il disco verde soltanto a quattro richiedenti. Infine, dopo oltre 150 giorni di verifiche, era stato annunciato che per lo scorso mese di settembre le sale sarebbero potute diventare operative, un tempo necessario ai gestori per attrezzare le varie sale, definire nel dettaglio l’operatività delle stesse e formare il personale.
All’appello dei 4 “vincitori” manca soltanto quella che dovrebbe essere attivata nell’ex birreria Dormisch. Il cui proprietario, Mauro Masotti, non vuole ancora sbilanciarsi. «Sono problemi di concessione edilizia», aveva replicato lo scorso 17 febbraio a chi gli aveva domandato i motivi del ritardo nell’apertura della sala. Ma anche quell’ostacolo pare superato. È lo stesso Masotti a riferire che lo scorso 3 marzo il Comune avrebbe dato il via libera alla concessione in argomento. E allora? Masotti commenta così: «Non ho ancora deciso, vedremo il da farsi nei prossimi giorni».
Sempre lo scorso mese di febbraio, Masotti aveva dichiarato che «l’apertura del Bingo era strettamente legata a quella del Polo culturale pensato da tempo dentro i capannoni dell’ex birreria». Insomma, i motivi del ritardo sono altri. Masotti non teme neppure l’eventuale penalità di mille euro al giorno per ogni giornata di ritardo. «Se decido di non aprire la sala Bingo – argomenta ancora – cade anche questa ipotesi». Come dire che la sua rinuncia azzererebbe ogni possibile rivalsa. Ma anche questa è una tesi tutta da verificare.
Rimane, insomma, da capire quale sia il vero ostacolo al decollo del Bingo nell’ex birreria. Alcuni stretti collaboratori dello stesso Masotti fanno capire che forse lui stesso non è convinto, come forse accadeva un anno fa, della bontà dell’operazione. Remore più che legittime. Nel caso comunque rinunciasse alla concessione, Masotti perderebbe il deposito della caparra (una somma top secret). Non solo, ma chi è stato abilitato all’apertura del Bingo nella seconda fase, gli potrebbe immediatamente subentrare.
Ipotesi, si diceva. Anche perché tra Masotti e il Monopolio di Stato la trattativa è ancora in corso, anche se non s’intravedono soluzioni immediate.