«Il Bingo? Non è altro che un "casinò di quartiere" che genererà un nuovo stuolo di malati d’azzardo con la benedizione dello Stato». Per Rolando De Luca, psicoterapeuta, responsabile dei gruppi terapeutici per giocatori d’azzardo e le loro famiglie, associati nell’Agita di Campoformido (Udine), è solo questione di tempo, e si ripeteranno i drammi già visti nei Paesi dove il Bingo è legale da anni: «Secondo studi fatti in Usa, Canada, Spagna e Argentina, più del 6 per cento delle persone che mettono piede in una sala Bingo diventano, prima o poi, giocatori dipendenti problematici o patologici. I primi in Italia li vedremo tra un anno».

Bingo uguale a gioco d’azzardo?
«Certo, come il Lotto o i giochi del casinò; con una diversità che ne aumenta la pericolosità: si rivolge a un pubblico in genere lontano dall’azzardo, cioè a casalinghe e pensionati, mai entrati in sale da gioco. A regime saranno un milione le persone che frequenteranno ogni giorno le sale Bingo. E saranno soprattutto persone poco abbienti e donne. Tutto ciò non farà che creare nuovi casi patologici. E c’è di più: dato che nelle sale Bingo potranno entrare le famiglie, i minori, benché inibiti dal gioco, potranno assistere, controllare i numeri, insomma saranno indotti anch’essi al gioco d’azzardo».


Lo psicoterapeuta del gioco d’azzardo Rolando De Luca
(foto Bevilacqua).

 

Ma i concessionari delle sale hanno assicurato che saranno prevenuti tutti gli eccessi...
«È pura illusione pensare che il fenomeno possa essere controllato: s’illude il giocatore che pensa di smettere quando vuole; s’illude la famiglia che chiede aiuto quando ormai le cose sono andate a rotoli; ma l’illusione più perversa è quella dello Stato. Guardate cos’è accaduto col fumo: le campagne di sensibilizzazione controllano così bene i danni della sigaretta che contiamo ogni anno 90.000 morti correlate al fumo. Lo stesso capiterà col Bingo: prima lo si promuoverà, salvo poi decidere di fare marcia indietro. Ma allora la guerra sarà persa. Migliaia di famiglie italiane saranno già state rovinate».

Si dice che le sale Bingo sono luoghi di socializzazione, prima che di gioco. Che ne pensa?
«Non è così. Il ritmo serrato d’estrazione dei numeri non permette di comunicare coi vicini. Più che una tombola tradizionale assomiglia più a una slot machine, perché il gioco è così velocizzato da creare un effetto d’intontimento della mente. E poi la percezione di facile accesso alla vincita porta all’acquisto di più cartelle. Da qui il moltiplicarsi di scommettitori compulsivi. E un pensionato che perde 25 euro al giorno, a fine mese resterà senza pane o latte. Ancora una volta si vendono sogni in cambio di contanti. Ma guai a dirlo: bisogna fingere di non vedere, perché in ballo c’è una montagna di denaro».

La Campania è la regione dove si spende di più per i giochi in percentuale sull’ammontare complessivo della spesa media per consumi familiari. All’opposto, in Trentino-Alto Adige, regione più ricca della Campania, il peso dei giochi ha l’incidenza minima.