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29 agosto 2026
Il gioco che annienta le famiglie. "Vietare l'azzardo"
Duemila firme raccolte in tre settimane per la petizione lanciata anche da un'associazione friulana. In Fvg ventimila giocatori patologici
di Lillo Montalto Monella
Rolando De Luca, psicologo e psicoterapeuta: “Arrivano persone che hanno perso la casa che hanno perso il lavoro, i cui figli hanno dovuto interrompere gli studi con situazioni poi anche personali e familiari dal punto di vista psicologico che sono esplose”.
Una richiesta semplice e netta allo Stato: abolire il gioco d'azzardo. Settore che - si stima - muova nel Paese 180 miliardi di euro, con gettito per le casse italiane di quasi 12 miliardi.
In tre settimane, la petizione su Change.org ha raggiunto le 2.000 firme.
Lanciata dalla famiglie e promossa da tre storiche associazioni italiane, Agita, in Friuli, AND di Varese e Logos di Salerno.
“In Friuli Venezia Giulia ci sono dalle 20 alle 25mila famiglie in grossa difficoltà, cioè giocatori d'azzardo patologici - spiega De Luca. ”Giocano ogni anno dai 50 ai 100.000 € e ne perdono dai sette ai 12.000 €. Cosa vuol dire che queste famiglie nel giro di qualche anno implodono, collassano nel silenzio assoluto perché non è vero che ci si accorge di questi collassamenti".
Quello che affiora, in superficie, è solo la punta dell'iceberg: 479 le persone seguite dai servizi dipendenze gioco d'azzardo delle aziende sanitarie, indica Cristina Meneguzzi, la referente regionale; ma per ciascuna di esse, sappiamo che almeno altre 9 o 10 non si fanno avanti, per ritrosia, o negazione del problema. Dal 2022 al 2025, aggiunge Meneguzzi, sono aumentati del 57% gli under-30 presi in carico.
30 anni di lavoro e oltre 13mila sedute per i gruppi di terapia di De Luca; prima a Campoformido, ora a Faedis; dal '96, oltre 250 persone sono riuscite a lasciarsi alle spalle la ludopatia
“Le dipendenze non si sconfiggono in qualche seduta o in qualche o in uno o due anni di lavoro, abbiamo bisogno di lavorare per 7, 8, 10 anni anche perché i giocatori d'azzardo sono anche dipendenti da tabacco nel 96% dei casi e quindi dobbiamo affrontare già due dipendenze poi lavorare su tutto il resto, cioè gli aspetti personali e familiari molto complicati”.